Una via di Verona a Almirante e Segre si ribella: "Incompatibile con la mia cittadinanza onoraria"

La giunta di destra vuole omaggiare il fascista che ebbe un ruolo nelle leggi razziali e nello stesso tempo una persona vittima della barbarie nazi-fascista. Ipocrisia

Giorgio Almirante
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21 Gennaio 2020 - 15.14


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La vergogna di una giunta di destra, quella di Verona, nella quale sono presenti i più biechi istinti della destra estrema.
Mentre la tifoseria della squadra locale inneggia a Hitler e viene politicamente coperta dall’attuale amministrazione, ora vogliono intitolare una strada a Giorgio Almirante, il fascista che ha avuto un ruolo in tante schifezze della dittatura, a cominciare dalla propalazione del razzismo e dell’antisemitismo.
Ma la cosa più disgustosa è che la maggioranza che governa Verona – ipocritamente – ha deciso anche di dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre.

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Così avrebbero un riconoscimento sia la vittima che quello che apparteneva alla schiera dei carnefici. 
E infatti la stessa senatrice a vita si è ribellata: “Una via Almirante a Verona? Davvero? Oh, povera strada…”. E’ la prima reazione della senatrice a vita Liliana Segre, esponente di spicco della comunità ebraica italiana, sopravvissuta alla deportazione nazista e alla Shoah, alla notizia che il consiglio comunale di Verona ha votato di intitolare una strada a Giorgio Almirante, lo storico leader del Msi e della destra nazionale, che dopo la caduta del regime fascista di Mussolini aderì alla repubblica di Salò alleata di Hitler.
“Mi chiedo se sia lo stesso Comune, quello di Verona, a concedere a me la cittadinanza onoraria e poi a intitolare una via ad Almirante: si mettano d’accordo! Le due scelte sono di fatto incompatibili, per storia, per etica e per logica. La città di Verona, democraticamente, faccia una scelta e decida ciò che vuole, ma non può fare due scelte che sono antitetiche l’una all’altra. Questo no, non è possibile!”.
Racconta Liliana Segre: “Quando ero bambina, a Milano, mi ricordo di Corso del Littorio che poi dopo la Liberazione divenne Corso Matteotti: le vie sono sempre quelle, i loro nomi cambiano a seconda delle stagioni: ma non credevo proprio che questa fosse la stagione di Giorgio Almirante, pensavo o mi illudevo che fosse passata… Un conto è intitolare strade a Moro o a Nenni, a Berlinguer o a La Malfa, un altro conto è intitolarla ad Almirante che ha una storia diversa, anzi ben diversa, visto che fu tra i sostenitori del Manifesto della Razza per il quale noi ebrei non eravamo italiani. Credevo che quel tempo non ci fosse più in Italia, ora apprendo che purtroppo c’è ancora”.

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