Le parole di pace in risposta all'odio e alle violenze di impronta fascista e razzista

Rientrando a Roma trovo nella buca della posta, la lettera di auguri degli amici di Bose, la comunità di Enzo Bianchi.

L'odio corre in Rete

L'odio corre in Rete

Nuccio Fava 18 gennaio 2020

Sarà la Merkel, padrona di casa a Berlino a tentare di salvare la faccia all’Europa e alla stessa Nato impotente e inconcludente.

L’Italia ribadirà le sue prediche pacifiste apprezzate da tutti, ma sostanzialmente irrilevanti.
Rientrando a Roma trovo nella buca della posta, la lettera di auguri degli amici di Bose, la comunità di Enzo Bianchi.
Ve ne riporto alcuni brani: “ Risollevatevi e alzate il capo” (Lc 21.28).
Invito alla speranza grazie al quale si può camminare con la fronte alta, verso una meta, ma anche invito a dire no, a non chinare il capo di fronte a decisioni e opzioni, a discorsi politici, gesti che la stessa storia, con il suo giudizio finirà per valutare come criminali.
Guardando al tempo presente noi vediamo il dilagare dell’odio nei comportamenti e nelle parole, sui social come nelle conversazioni quotidiane, vediamo un inumano che si fa strada tanto nelle relazioni quotidiane quanto nelle politiche: stiamo vivendo tempi cattivi e ci si fa vanto della cattiveria. Da politiche di restringimento nei confronti di migranti all’impedire il soccorso in mare a chi è in difficoltà e rischio di morte a odiosi episodi di violenza e intolleranza verso braccianti stranieri che lavorano per pochi soldi nel nostro meridione.
Vediamo aumentare gli episodi di intolleranza xenofoba e le violenze di chiara impronta fascista e razzista ad opera di frange minoritarie che tuttavia rischiano di trovare comprensione e sostegno di una fetta consistente della popolazione, di essere legittimati da discorsi e atteggiamenti dei responsabili della cosa pubblica. Perché non ricordare invece da parte di ogni essere umano l’elementare verità che “il principale vincolo che unisce gli uomini tra loro e l’umanità? Che l’altro prima di essere “altro ” per cultura, religione, lingua e usi è un “simile”, è un mio simile”.
La crisi finanziaria mondiale offre il pretesto per dirottare la paura e l’ansia della popolazione autoctona in maggiore difficoltà economica contro i più poveri come se l’avere identificato negli ultimi cui addossare ogni colpa, rendesse meno precaria e più sopportabile la condizione dei penultimi.


La xenofobia , quella paura del diverso che così facilmente ci attanaglia non è ancora razzismo, ma senza una vigilanza , senza una resistenza a ragionare sui nostri comportamenti di fronte a eventi sociali traumatici e senza una gestione adeguata ed efficace del fenomeno migratorio, la strada del razzismo è spianata come purtroppo stiamo costatando. Nasce qui un problema acuto anche per i cattolici, i cosiddetti “i cristiani del campanile” e i ”cristiani del vangelo” che possiamo anche chiamare ”cattolici della facciata identitaria” e “cristiani della sequela del vangelo”.
Quando ci si attacca alle apparenze di una cultura identitaria cattolica senza curarsi della totale incoerenza dei comportamenti rispetto al dettato evangelico, allora ci si conforma alla mentalità mondana strumentalizzando simboli religiosi ridotti a feticcio, copie dei vangeli e corone del rosario sbandierate per rivendicare un’identità cattolica mentre si manifesta apertamente contro papa Francesco e i pastori della chiesa italiana, disattendendone i richiami evangelici e gli orientamenti solidali.


I cristiani di ogni tempo cadono costantemente durante il loro cammino dietro il Signore ma si rialzano e riprendono la strada della conversione, rinnovano la loro speranza e la prosecuzione del cammino cercando giorno per giorno di conformare le loro povere vite a quella di Gesù Cristo che torna col Natale ogni anno per ricordarci che la salvezza è possibile.