Conte-bis in continuità con Salvini: approvato il regolamento per l'uso del taser

Si tratta di una misura controversa che se da un lato consente di neutralizzare una persona pericolosa, dall'altro si presta a molti abusi

Taser

Taser

globalist 17 gennaio 2020

Il rischio di un uso improprio c’è. Dipenderà da chi sarà al potere. E infatti si tratta si una misura fortemente voluta, anche da ministro, da Matteo Salvini che aveva firmato il decreto che dava il via alla sponsorizzazione dello strumento che prende il nome dall’acronimo Thomas A. Swift’s Electronic Rifle. 
Il Taser è un’arma di difesa che usa l’elettricità per far contrarre i muscoli di chi viene colpito e far cadere a terra e neutralizzare qualcuno ritenuto pericoloso, senza ucciderlo.
Uno strumento controverso.
Eppure, visto che la continuità tra il vecchio e il nuovo in materia di sicurezza è imbarazzante, il governo Conte Bis ha approvato in Consiglio dei ministri il regolamento che disciplina l’uso del taser. La pistola a impulsi elettrici entrerà quindi nelle dotazioni delle forze di polizia. Adesso dovrà passare il vaglio del Consiglio di Stato e poi tornerà in Cdm per l’approvazione definitiva.
Chi sostiene questo strumento ritiene che le pistole elettriche a tutti gli effetti salvino vite, perché consentono alla polizia di non ricorrere ad armi letali.
Ma come, ad esempio, negli Stati Uniti e in altri luoghi hanno dimostrato, il taser può anche diventare uno strumento coercitivo che la polizia può usare facilmente in maniera impropria, salvo poi giustificare a posteriori con qualsiasi motivazione sull’incolumità.


Silp-Cgil: "Ok ma serve il parere vincolante del ministero per la Salute"


Prendiamo atto del positivo esito della sperimentazione legata al Taser. Non è ancora chiaro però se il parere preliminare approvato dal Consiglio dei Ministri, con successivo passaggio al Consiglio di Stato, tenga davvero conto di due diritti inalienabili che vanno bilanciati: la sicurezza dell'operatore di polizia e quella del cittadino". Lo afferma Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil.
"In particolare - dice Tissone - occorre un parere vincolante del ministero della Salute e soprattutto un protocollo operativo che dica con chiarezza come e quando usare la pistola elettrica, in quali circostanze. Un parere che non ci è mai stato fornito nonostante l'avessimo richiesto. Perché se è pur vero che vi sono attestazioni di non lesività di questo strumento, prodotte però dalle case costruttrici, è altrettanto certo che esistono vari studi indipendenti che affermano il contrario".
Come sindacato di polizia - prosegue il segretario del Silp - guardiamo con favore, in linea generale, a tutto ciò che permette agli operatori di polizia di evitare l'utilizzo dell'arma in dotazione nello svolgimento di delicati servizi e impieghi. La sperimentazione doveva però essere affiancata da un tavolo tecnico scientifico che avrebbe dovuto vedere assieme il ministero dell'Interno, quello della Salute e quello di Grazia e Giustizia, anche col contributo delle organizzazioni internazionali che da anni conducono studi sia in relazione alla sindrome da delirio eccitato che sui reali effetti del Taser. Non ci risulta che ciò sia avvenuto".
"Tutto questo perché - conclude Tissone - nel nostro ordinamento giuridico, che ci piaccia o meno, la responsabilità penale è sempre personale e nessuno può garantire che non ci siano conseguenze per l'operatore di polizia se dovessero verificarsi lesioni gravi o mortali a causa dell'utilizzo della pistola elettrica. Stare realmente e concretamente dalla parte dei poliziotti significa anche questo, non cedere alla facile demagogia che rischia solo di danneggiare l'operatore in divisa".