Il sessismo è un'altra cosa: Borgonzoni fa solo strumentale vittimismo

Le donne di destra non si permettano di usare le battaglie femministe a sproposito per avere un alibi con cui poter non ricevere critiche meritate.

Borgonzoni

Borgonzoni

Claudia Sarritzu 30 dicembre 2019

Siamo in Emilia Romagna, una regione che ha radicata una sensibilità socialista. L'obiettivo della Bestia di Salvini è quello di attrarre i voti dei delusi di sinistra. Ergo, il maglioncino dolcevita e l'uso ingiustificato di parole vicine alle tematiche care alla sinistra. Un'esempio fra tutti è "Sessismo" attribuito a normali critiche politiche fatte dai leader del Pd contro la candidata governatrice Lucia Borgonzoni.



Non so quanto questa strategia politica possa funzionare. Chi ha una cultura di sinistra difficilmente si farà prendere in giro da un partito il cui capo, dopo aver dato della bambola gonfiabile a Laura Boldrini, è solito mettere sui social alla gogna avversari che, se donne, vengono coperte di insulti senza che qualcuno muova un dito.



Adesso a meno di un mese dalle elezioni regionali e con Matteo Salvini impegnato da settimane nella campagna elettorale a sostegno proprio di Lucia Borgonzoni scoppia il caso Sala. Il sindaco di Milano decide di essere presente a Imola, a fianco del governatore uscente e candidato Dem alla Regione Stefano Bonaccini, e le sue parole scatenano un putiferio con la Lega e il suo leader Matteo Salvini che lo accusa di battute sessiste.



A denunciarle, in un post su Facebook, è la stessa Borgonzoni, che scrive: "Dopo Cazzola, oggi a sostegno del compagno di partito Bonaccini arriva il sindaco di Milano: 'La Borgonzoni? Non sa nemmeno da che parte è girata'". "Stefano è palesemente più bravo della sua competitor, lasciamola con le sue sciocche t-shirt a Roma - ha detto Beppe Sala durante l'incontro a sostegno di Bonaccini -, è vergognoso pensare che la destra sia rappresentata da una persona nota per essere andata in Parlamento con una maglietta del genere". Il riferimento è alla t-shirt con la scritta "Parliamo di Bibbiano" con cui la Borgonzoni si presentò in aula a Palazzo Madama a settembre, il giorno del voto di fiducia al governo Conte due.



Siccome il giornalismo ha anche una funzione didattica dobbiamo ricordare a tutti cosa significa la parola sessismo ma prima di ogni altra definizione spieghiamo in modo chiaro che se Sala avesse giudicato la maglietta della candidata perché scollata, volgare, succinta, allora sarebbe stato sessismo. Se invece, come lui ha fatto, l'ha criticata per il messaggio che questa portava, cioè: "Parlateci di Bibbiano" è ovvio che la critica è semplicemente politica, non estetica. 



Le donne di destra non si permettano di usare le battaglie femministe a sproposito per avere un alibi con cui poter non ricevere critiche meritate. Quella maglietta con quel messaggio sciocco è da condannare che la porti una donna o un uomo.



Cosa è il sessismo?
 (Tratto dal libro di Claudia Sarritzu "Parole avanti, femminismo del terzo millennio". Palabanda edzioni, capitolo 3)
Il sessismo come il razzismo è un atteggiamento, un modo di pensare e di stare al mondo, insito in tutti noi. Diffidenza, paura, ignoranza, false convinzioni che la società ci inculca sin da piccoli ci rendono sessisti e razzisti anche se in modi differenti. A renderci più o meno razzisti, sessisti e omofobi contribuisce il nostro carattere, la nostra cultura, la famiglia, gli amici che frequentiamo. Ma siamo tutti portatori sani di queste malattie, io le chiamo così, perché sono presenti anche in chi non si considera tale non provando un vero e proprio odio per le donne, le persone di colore o per i gay.
Per considerarsi realmente guariti, liberi da questi disvalori bisogna fare un lavoro faticosissimo su noi stessi. Chiedersi davanti a un pregiudizio o uno stereotipo quale è la corretta reazione. Liberarsi da ciò che il mondo ci ha inculcato con il suo esempio sbagliato è complicatissimo.
Il sessismo è considerato una forma di discriminazione tra gli esseri umani basata sul genere. Le idee sessiste sono idee semplici, gli individui vengono giudicati solo in base ad alcune caratteristiche fisiche o del gruppo di appartenenza, in questo caso visto che parliamo di violenza sulle donne ci concentreremo sul gruppo femminile.
Tra i giudizi sessisti andrebbe aperto un capitolo sull'uso delle parolacce. Le offese scurrili verso le donne sono sempre a sfondo sessuale. Le donne spesso vengono insultate con appellativi che le classificano come prostitute: troia, puttana, donnaccia. E' importante analizzare le parolacce perché misurano il grado di sessismo della nostra società. Sono le parole volgari, cioè quelle popolari, maggiormente in uso che misurano la febbre sessista di un Paese. Se io faccio qualcosa che non piace e suscito l'ira di qualcuno riceverò quasi sempre un insulto che giudica la mia sessualità anche se il contesto è tutt'altro. E' importante farsi una domanda: perché?
Tra le innumerevoli battaglie del femminismo c'è la liberazione sessuale, la liberazione del corpo della donna. I nostri corpi vengono coperti, nascosti, murati, come succede nei paesi fondamentalisti islamici o tra gli ortodossi ebrei. Oppure nei paesi occidentali, mostrati, umiliati, direi quasi violati nella pubblicità, in tv e nei media in generale. A scegliere però se esporci nude o coperte, pensiamoci bene: non siamo noi. Sono sempre i maschi.
Il problema dunque non è se indossare il burqa o una minigonna, ma il motivo per cui l'abbiamo fatto. Nel primo caso sarà una pressione ricevuta dal gruppo religioso o dalla famiglia. Nel secondo da una società che mercifica il corpo della donna e che ci convince a esporlo per essere considerate. In occidente la nostra identità passa dalla Moda. E' la Moda insieme al nostro aspetto fisico, magrezza o sovrappeso, che determinano il nostro ruolo nella società, nel gruppo di amici, nel mondo del lavoro e anche in famiglia. La Moda ha in pratica la stessa influenza della sharia negli stati religiosi musulmani. E' una legge. A cui ci sottoponiamo senza neppure rendercene conto.