Botte e insulti al marito: applicato il codice rosso per una coppia gay

I due litivagano spesso: la polizia negli ultimi otto mesi era intervenuta almeno quattro volte

Violenza di coppia
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28 Dicembre 2019 - 13.04


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Violenze da un matrimonio: maltrattamenti, botte e vessazioni, scenate di gelosia, liti e urla furibonde. E infine l’ultimo atto, l’arresto del marito in applicazione del codice rosso. La storia però, avvenuta a Milano, ha un dettaglio che si discosta dal solito copione di violenza tra coniugi: la coppia è composta di due mariti. Uno dei due è finito in carcere per maltrattamenti in famiglia, arrestato dalla polizia allertata dai vicini di casa. 
La lite che ha fatto scattare le manette per uno dei due coniugi, racconta il “Corriere della Sera”, era l’ultima di un lunga serie, tanto che la polizia negli ultimi otto mesi era intervenuta almeno quattro volte. Questa volta però gli agenti trovano una situazione da incubo: la casa a soqquadro e il marito picchiato. tremante, seduto sul bordo del letto, con i segni delle percosse sulle braccia e sul viso. 
 Ai poliziotti l’uomo dice dell’ennesima lite, spiega di aver conosciuto il partner mentre entrambi erano in carcere per reati contro il patrimonio e di averlo sposato ancora in cella. Poi, il ritorno alla libertà e la convivenza, con le esplosioni di violenza, gli schiaffi. Il coniuge arrivava a chiudere l’altro in casa quando usciva, devastato dalla gelosia. La conseguenza è la fuga nel paese d’origine, con la famiglia, nel sud dell’Italia. A questo punto cominciano le telefonate con le richieste di tornare a casa e con le promesse che non ci saranno mai più violenze. In ottobre i due tornano a vivere insieme in ottobre, ma le violenze riprendono. Fino all’ultima lite, pochi giorni prima di Natale. E all’arresto. 
 L’uomo finito in cella si difende definendo il coniuge “un eroinomane autolesionista”, assicurando di aver “avviato le pratiche di separazione ma lui chiede sempre di proseguire la relazione perché penso sia interessato ai miei soldi, io lo amo ma lui sta con me per interesse”. Ammette che lo chiudeva in casa prima di uscire, “ma per sua richiesta”. Tutte tesi a cui la gup Giusi Barbara non crede, opponendo i segni sul corpo dell’altro e i riscontri dei certificati medici sulle lesioni.

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