Una badante: "Mi hanno chiesto di prendere la tessera della Lega per essere aiutata in Comune"

Terezina Shani, ha 62 anni albanese diventata italiana ha raccontato la sua storia: aveva bisogno della residenza anagrafica e di una casa popolare. E le hanno detto che era meglio iscriversi. Un fatto accaduto a Genova

La tessera della Lega della badante italiana di origine albanese

La tessera della Lega della badante italiana di origine albanese

globalist 21 dicembre 2019
Ebbene sì: metodi da partiti non vecchi ma stravecchi, dove vincevano i signori delle tessere.
E da Genova una storia è illuminante: “Ho chiesto aiuto al Comune per avere la residenza anagrafica o la casa popolare ma l’assessore Viale mi ha consigliato prima di fare la tessera alla Lega. Si vede che per iscriversi il “prima gli italiani” non conta così tanto»”
Terezina Shani, ha 62 anni ed è una albanese diventata cittadina italiana. Ha raccontato la sua storia: “Andrò nella sede della Lega di via Macaggi per riconsegnare la tessera e farmi restituire i 10 euro di quota, tanto ho visto che non è servito a nulla”.
La storia della signora Shani è stata raccontata dalle pagine genovesi di Repubblica: in Italia la signora aveva cominciato a lavorare come badante e preso la residenza nell’abitazione dei suoi datori di lavoro.
«Quando a causa del decesso dell’anziano che assistevo concludevo il rapporto di lavoro – spiega Terezina Shani –nel periodo in cui non avevo un’occupazione ero ospite di amici ma fissavo la mia residenza all’anagrafe del Comune di via di Francia o via di Mascherona, le cosiddette residenze fittizie o dei “Cittadini senza territorio”. Però, all’improvviso, a settembre ho scoperto che ero stata cancellata e che non avevo più una residenza e soprattutto un posto dove ritirare la posta».
Il Comune aveva deciso di chiudere l’anagrafe per clochard, persone bisognose, ma anche per soggetti non in carico ai servizi sociali che temporaneamente – badanti, divorziati in difficoltà –hanno necessità di una residenza formale per ricevere notifiche, atti, posta e anche comunicazioni di natura sanitaria.
Dopo aver scoperto a fine settembre di non avere più la residenza anagrafica a Genova e dopo aver saputo di essere ancora in fondo alla classifica per ottenere un alloggio nelle case popolari, la signora Shani ha iniziato ad andare in Comune «il martedì e giovedì, quando c’è consiglio».
«Il 3 dicembre – racconta - mi sono avvicinata ad un signore giovane, l’assessore Giorgio Viale. Gli ho spiegato quale era il mio problema e lui mi ha detto che se volevo un aiuto mi consigliava di fare la tessera della Lega. E io sono subito andata a farla, quello stesso giorno. Ho ottenuto un appuntamento con l’assessore Fassio il 17 dicembre».
E invece nulla: stando al racconto della badante Fassio non solo non avrebbe risolto il problema ma ha perfino consigliato alla signora di tornare in Albania.
Peccato che sia cittadina italiana e che abbia un lavoro, anche se priva di residenza anagrafica.