Le Sardine? Sono a tutti gli effetti il movimento Bergoglio

Non in senso stretto cattolico ma in linea con gli ideali di inclusione e giustizia sociale proclamati da Francesco

Sardine a Piazza San Giovanni

Sardine a Piazza San Giovanni

Riccardo Cristiano 16 dicembre 2019

Piazza San Giovanni riempita di sardine ha posto numerosi problemi. Tenendo conto della composizione della piazza, dove non erano certo pochi i signori e le signore di mezza età, il primo problema lo ha posto a loro. I giovani che hanno animato il movimento al quale noi persone di mezza età abbiamo aderito avevano qualcosa da chiedere alla nostra generazione? No. I signori e le signore di mezza età non avevano un ruolo da rivendicare, se non quello di riconoscere il proprio fallimento generazionale. Tutto sommato i valori indicati dalla piazza sono quelli dei nonni dei promotori: l’antifascismo che univa la piazza era l’antifascismo dei loro nonni, non dei loro genitori, non dei sessantenni, ma degli ultra-ottantenni direi. È a loro, ai nonni, che le vere sardine hanno dimostrato chiaramente di richiamarsi. Sono i nonni delle sardine che hanno insegnato loro che chi tradisce i propri principi va contro i propri interessi. I genitori, i figli di quei nonni e genitori dei ragazzi di oggi, hanno invece ceduto alla cultura dello scarto, hanno seguito leadership di partiti liberal-democratici, socialdemocratici o “di sinistra dura” che si sono uniformati alla logica disperata e disperante per cui tradire i propri principi può fare i propri interessi. Non è così. Il fallimento generazionale dei genitori presenti in piazza era questo. Andando in piazza hanno detto: “abbiamo sbagliato”. Abbiamo seguito partiti che hanno ceduto all’odio, alla paura, ai disvalori della segregazione, della divisione, del liberismo selvaggio, nella convinzione che solo piegandosi a quei disvalori si sarebbe potuto “vincere”. E con quale risultato?


Se la piazza ha dovuto chiedere l’abolizione dei decreti sicurezza i partiti di cui i genitori e che oggi sono al governo cosa hanno fatto? Non hanno forse tradito i loro principi?  In definitiva quella generazione, la mia generazione, ha consegnato ai propri figli uno spazio pubblico, televisivo, sociale ed ora etereo, dominato dall’arroganza, dalla protervia, dall’odio, dall’istigazione ad avere paura. La parola-slogan era infatti “libertà”: ma non più “libertà di...” che tanto ha appassionato i diversi liberisti, liberisti liberal-democratici, liberisti socialdemocratici o di sinistra dura. Quella libertà era urgente quando c’era un altro patto sociale, un’altra visione autoritaria della società da combattere. Poi, quando la Bologna comunista è diventata la Bologna consumista, il blocco di potere da contrastare è diventato un altro. La sua battaglia non era più contro le libertà individuali, ma contro le culture sociali, contro la cultura operaia, contadina e poi tante altre. Quella rivendicata dalla piazza era la “libertà da...”, una libertà che seguiva i principi dei nonni ma che per acquiescenza con il blocco dominante consumista i partiti dei genitori ha tradito. Quella libertà rivendicata dalla piazza era libertà dalla paura, libertà dall’odio, libertà dal razzismo, libertà dall’emarginazione, libertà dall’egoismo, libertà dalla solitudine, libertà dal disprezzo, libertà dal fascismo, che è soprattutto il fascismo del “me ne frego”.


La piazza che ha sconfessato i partiti liberal-democratici, socialdemocratici e di “sinistra dura” che abbiamo conosciuto in questi ultimi anni ha posto anche un problema rilevantissimo alla Chiesa. E lo ha fatto quando ha dato la parola a Pietro Bartolo. Eurodeputato eletto con il Pd perché candidato da Demos, altrimenti il Pd probabilmente a lui non avrebbe pensato, ha potuto prendere la parola perché lui è il medico di Lampedusa, tutti lo conoscono come il volto dell’Italia solidale, l’Italia che accoglie, l’Italia che non discrimina i profughi, che poi sono naufraghi, perché non vuole discriminare nessun altro: i poveri, i disoccupati, i rom,  i senzatetto, i portatori di handicap, gli anziani soli, i depressi, i malati.


Ecco che facendolo parlare le sardine hanno detto chiaramente che loro hanno bisogno  di testimoni. E chi sarà il testimone per eccellenza, il vero nonno, il testimone nella vita e per la vita dei valori che la piazza ha detto di aver scelto? Non sarà per caso Jorge Mario Bergoglio? Ma è evidente che le sardine, consapevolmente o inconsapevolmente, esistono perché sono “il movimento Bergoglio”. Non un movimento cattolico, ma un movimento dove anche i cattolici come i non cattolici riconoscono l’autorità morale globale di un uomo che non tradisce i suoi principi pensando di tutelare i propri interessi. Dire che hanno scelto Bergoglio vuol dire che non hanno scelto i molti vescovi della Conferenza Episcopale Italiana che sono rimasti silenti sull’accoglienza, sul “prima gli italiani...” sul linguaggio della paura, sul pregiudizio. Non è il loro ex presidente che ha sollecitato un dialogo con Salvini? Non sono tutti i vescovi italiani, certo, ma non sono neanche pochissimi. 


Infatti le aperture di credito alle sardine sono venute dal Vaticano, non dalla Conferenza Episcopale Italiana. Lì, alla Cei, pensano ancora a progetti culturali, a un partito cattolico fondato sull’interlocuzione con i palazzi. No, a Piazza San Giovanni si è visto altro, dico “ il movimento Bergoglio” perché riflette la leadership morale globale dell’unico leader che parla di “uscire”, di “ospedale da campo”, un uomo che chiede da Lampedusa “dov’è tuo fratello?”, un uomo che non impone ma interroga, un uomo che non giudica ma ascolta, un uomo che chiede di essere vicini ai vulnerabili perché tutti siamo vulnerabili e solo prendendoci cura della vulnerabilità altrui possiamo aiutarci a fare i conti con la nostra. In definitiva direi che il rapporto tra “il nonno” fedeli ai principi e i giovani non è un rapporto di dipendenza, ma di “corrispondenza”. E’ la fratellanza la chiave bergogliana che trasforma le sardine in un mare nuovo, pronto a correggere i genitori, le loro debolezze, i loro “pragmatismi” che hanno prodotto solo un baratro. L’obiettivo allora non sarebbe quello di fondare un partito, ma di dar vita a una nuova dialettica. E come dovrebbe essere questa nuova dialettica? Una dialettica che non si base sul concetto di nemico, sulla dicotomia amico-nemico, ma sull’inclusione. E’ la dialettica dell’armonia di cui parla Francesco, una dialettica che non vuole più vivere per sconfiggere il nemico, ma che sa riconoscere le diversità senza escludere, anzi fondando sulla diversità il suo paradigma. Crescendo in questo modo il movimento delle sardine potrebbe fondare una dialettica che arricchisce destra e sinistra del comune rifiuto dell’odio, della discriminazione. La dialettica di oggi invece si fonda su parole d’ordine escludenti, quindi sull’ideologia della paura. Ecco come è stato possibile che il Pd arrivasse a definire la “sicurezza  una parola di sinistra”. Non lo è, come non è una parola di destra. E’ solo una parola sbagliata: la parola giusta, che accomuna in diverse declinazioni destra e sinistra, è “legalità”.


Se per la politica italiana non sarà facile seguire i nuovi parametri imposti dal movimento delle sardine, se rimarranno il “movimento Bergoglio”, per quella della Chiesa italiana ancora abbarbicata al progetto culturale ruiniano, a quel modello di partito cattolico, sarà difficilissimo. Il pluralismo sarà fondamento della nuova politica e della nuova visione soltanto se la dialettica si baserà sul pluralismo, rifacendo dunque del pluralismo un valore, non un problema.