Nella piazza delle Sardine, tra Costituzione, Bella Ciao e tanti sorrisi

A San Giovanni c'è un palco, piccolo e praticamente a livello della folla, tanto che si stenta a vederlo, ma chi è qui in piazza non è venuto per ascoltare, c'è soprattutto per incontrarsi

Le Sardine a Roma

Le Sardine a Roma

Onofrio Dispenza 14 dicembre 2019

Chi c'è dietro le Sardine? Certamente il cielo di Roma, ieri in tempesta ed oggi a dispensare un tetto terso e azzurro al mare di salutari pesciolini che hanno invaso San Giovanni e le strade che portavano in piazza. E l'azzurro del cielo era soltanto uno dei mille colori di un pomeriggio magico, di una piazza assai diversa dalle altre viste fin qui, anche a San Giovanni, che pure è sempre stata significativa, intensa ed esaltante.

Alle 15, la bocca della stazione della metropolitana come mai vista. Un fiume che si riversa nella piazza già praticamente piena. Ed è un arrivo continuo di gente fino a quando si fa buio. Non solo giovani, ci sono tutti, famiglie con tre generazioni una accanto all'altra, coi più anziani divertiti ad indossare la sardina interpretata e realizzata dai figli e dai nipoti. Libera fantasia, libera allegria. 
Quel che colpisce della piazza, ancor prima di essere nella piazza, già quando si salgono le scale della metropolitana, è la qualità di chi arriva. Sì, va detto, valgono i numeri, e sono straordinari, come nell'attesa, ma quel che colpisce è ritrovare sentimenti di un Paese che sembravano essere stati fagocitati dalla cattiveria. Qualcuno stamattina, nel ricordare della manifestazione romana delle Sardine, aveva voluto ricordare, con buffa malizia, che recentemente anche Salvini c'era stato a San Giovanni e l'aveva riempita. Ebbene, attraversata quella piazza e attraversata questa piazza, oggi si aveva il senso della scissione operata in questo Paese. Non buonisti quelli di San Giovanni, ma buoni. 



A San Giovanni c'è un palco, piccolo e praticamente a livello della folla, tanto che si stenta a vederlo, ma chi è qui in piazza non è venuto per ascoltare, c'è soprattutto per incontrarsi, per scambiarsi esperienze, preoccupazioni e il sogno possibile di una svolta quando il Paese sembrava dirigersi senza freni verso un burrone. La piazza è quel che deve essere una piazza, un'agorà, incontro, anche di scambio fisico di abbracci e baci. Come se ci fosse, forte, un bisogno fisico.


"Se ci perdiamo - dice una mamma al suo piccolo che alza in cielo una sardina di cartone colorata - avvicinati ad un poliziotto e dagli il mio numero di telefono. Lo ricordi? Ripeti". Tanti giovani, niente bandiere, sardine disegnate sulle guance di mamma e figlia, un bambino di colore fiero del suo cartello che recita "Sardina populus que romanus", scritta con i pennarelli della bandiera italiana. Bambino tra i più fotografati e lui fiero di quel cartello pensato col nonno che gli dice bravo con una carezza sui capelli ricci. Tante sardine scolpite col domopak di casa.


Decine di fazzoletti dell'Associazione Partigiani. Un gruppo di ragazzi africani si fa strada tra la gente, applausi, si alza un coro di "Basta!". Basta alle morti in mare, basta all'elemosina di un posto nel mondo, basta alla discriminazione e al razzismo. Basta al fascismo ruffiano compagno di viaggio del razzismo.
Diverse troupe televisive straniere, una ragazza giapponese continua a fotografare e  a far la cronaca fotografica di quel che vede agli amici lontani. Un ragazzo spagnolo parla con ragazzi italiani, condividono l'idea che è tempo di cambiare le regole distorte che fanno ricchi e poveri nel mondo e dentro ciascun Paese. Le tante foto allo striscione delle Sardine tarantine sono un gesto di solidarietà per una città che lotta disoccupazione e morte. Tra loro, una ragazza sorridente che tiene in mano il libro di Carola Rackete, "Il mondo che vogliamo".
Si canta "Bella ciao" e non c'è uno che rimanga in silenzio. Poi si canta Fratelli d'Italia e quello è il momento più bello. Una ragazza coi capelli rossi alza una copia della Costituzione, la mostra, e per farlo si gira su se stessa più volte, perchè la vedano in tanti. Accanto, gli risponde uno che alza sopra la testa il cartello "Siamo sardine, non a-cefali". La gente continua ad arrivare, la metropolitana della piazza è stata chiusa, si va più più in là, ma fa niente. Il cielo è terso sopra Roma, i colori ora sono quelli del tramonto. Una bella giornata. Due che stanno lasciando la piazza si scambiano uno sguardo, si riconoscono. Erano compagni di liceo, si erano persi di vista, si ritrovano qui. Fanno un selfie con la marea di Sardine alle spalle, sorridenti. Si abbracciano e si promettono di rivedersi.