Dichiarazione di antifascismo per occupare spazi pubblici? Per i giudici siciliani è illegittima

La vicenda vedeva Michele Rallo e Giuseppe Bica contro il comune di Trapani che aveva emesso un'ordinanza che imponeva una dichiarazione di antifascismo per chi volesse usare spazi pubblici

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globalist 13 dicembre 2019

Paradossi della democrazia: consentire a tutti di parlare, anche a coloro che si esprimono contro di essa. E questo diritto è garantito dall’art. 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero. Eppure, devono (dovrebbero) esseri dei limiti, come ad esempio l’impossibilità di esprimere pensieri di natura fascista. È un argomento ancora di dibattito lo stabilire fino a che punto lo stato può limitare un pensiero, qualcosa che di per sé non può avere limitazioni naturali. Ed è su questo tema che si è svolta la vicenda di due esponenti della destra storica di Trapani contro un’ordinanza del sindaco della città siciliana, Giacomo Tranchida, che imponeva a chiunque facesse richiesta di spazi pubblici una dichiarazione di antifascismo. Dichiarazione che Michele Rallo e Giuseppe Bica hanno giudicato non conforme alla Costituzione.


Oggi il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia si è espresso sulla questione e ha dato ragione ai due, giudicando illegittima l’ordinanza del sindaco perché “impone di effettuare affermazioni che sono lesive della libertà di pensiero”.


Rallo e Bica hanno espresso particolare soddisfazione e si riservano la possibilità di procedere contro il Comune di Trapani anche in sede penale e/o civile.