Sessismo e razzismo contro una candidata Pd rumena: a processo gli haters diventano agnellini

A far partire l'ondata di sessismo era stata Laura Castelli, del M5s, che aveva scritto un post in cui suggeriva una relazione tra Fassino e la candidata

Il Tribunale di Torino

Il Tribunale di Torino

globalist 9 dicembre 2019
Prima insultano, sentendosi al sicuro dietro lo schermo di un computer. Poi, quando sono chiamati a rispondere delle infamità che hanno scritto, i leoni da tastiera di trasformano in docili agnellini. Questa è la scena patetica che si è consumata oggi nell'aula del Tribunale di Torino, dove ha avuto luogo il processo che vede come parte civile una giovane donna di origine romena, Lidia Lorena Roscaneanu, che nel 2016, in occasione delle elezioni comunali nel capoluogo piemontese dove era candidata in una Circoscrizione per il Pd, fu bersagliata dagli 'hater' dopo un post pubblicato da Laura Castelli, esponente M5S, oggi viceministro all'economia, che compare fra la quindicina di persone sotto accusa.
Alla donna sono state inviate delle lettere di scuse (non da Laura Castelli però), ma il giudice ha comunque respinto la proposta di proscioglimento anticipato per tenuità del fatto presentata da alcuni imputati: "Il termine 'patata' - ha spiegato per quel che riguarda uno dei casi contestati - parrebbe suggerire insinuazioni meschine che devono essere approfondite nel processo".
Castelli nel 2016 pubblicò un post con una fotografia che ritraeva la giovane donna insieme a Piero Fassino per la campagna elettorale. Dopo avere spiegato che lavorava come cassiera nel bar interno del Palazzo di Giustizia di Torino, il cui appalto era stato affidato dal Comune "con ribasso sospetto" a "un'azienda fallita tre volte", Castelli si chiedeva "quali legami" ci fossero tra la ragazza e Fassino.
Fra i numerosi commenti lasciati dagli internauti comparvero insulti e volgarità a sfondo sessista e razziale. Uno degli imputati scrisse "la patata è la patata": "Era una battuta" ha spiegato in una lettera indirizzata a Fassino, "che conosco dall'epoca in cui facevo il delegato sindacale e che so essere un uomo molto spiritoso. Non volevo offendere la signora. Sono dispiaciuto".
L'uomo che diede dei "ladri" ai protagonisti ha affermato che si rivolgeva "alla classe politica in generale". Un terzo imputato scrisse "È pure romena, le ha proprio tutte", e il suo difensore ha sostenuto che "si tratta di una frase di offensività tenue frutto di un pensiero forse semplicistico ma oggi come oggi molto comune: si ritiene che determinati soggetti stranieri possano avere trattamenti privilegiati".
L'avvocato di parte civile si è opposto al proscioglimento anticipato ("Fatto tenue? Qui siamo al confine dell'aggravante della discriminazione razziale") e ha ottenuto ragione. Il giudice, inoltre, ha rilevato che un altro dei termini adoperati dai commentatori, "Papponi", suggerisce "un accostamento al rapporto esistente fra protettore e meretrice" e, come tale, deve essere portato al vaglio del processo.