Cittadinanza onoraria a padre Dall'Oglio: da Palermo un nobile strappo alla cultura dell’oblio

Il sindaco Orlando ha voluto così omaggiare il gesuita che era impegnato per la pace e i diritti in Siria e non solo e che è scomparso nel nulla da sei anni.

padre Paolo Dall’Oglio

padre Paolo Dall’Oglio

Riccardo Cristiano 1 dicembre 2019
Bisogna dire grazie a Leoluca Orlando. La sua decisione di conferire a padre Paolo Dall’Oglio, il prossimo 9 dicembre, la cittadinanza onoraria di Palermo riscatta l’Italia da un comportamento miserando nei confronti di un suo cittadino sequestrato in Siria il 29 luglio 2013. Certo, prima di Orlando ci ha pensato il presidente Mattarella a ricordare padre Paolo nel suo discorso di insediamento quale Presidente della Repubblica. Ma i partiti? Le municipalità? Le Regioni? La Camera? Il Senato? I sindacati?
Quando a Roma è stato organizzato un sit-in di riflessione su di lui, nei giorni in cui uscirono le ultime ipotesi di una sua permanenza in vita, il Comune di Roma non mandò neanche un impiegato. Ma non è tutto. La precedente amministrazione, in occasione di un precedente sit-in per ricordare il suo sequestro, concesse sì l’accesso alla piazza, ma non consentì l’esposizione di una sua fotografia sulla piazza dove ci ricorda di essere romani Marc’Aurelio.
Ora Leoluca Orlando consuma un nobile strappo con la cultura dell’oblio, della dimenticanza, della rimozione di un uomo che ha la sola colpa di aver messo a repentaglio la sua vita, per propria libera e consapevole scelta, per amore dell’uomo, per non lasciare soli i suoi concittadini e fratelli siriani un momento disperato, tragico per tutto il mondo, e che purtroppo prosegue.
Eh sì, Paolo lo aveva capito che i suoi veri concittadini erano i siriani, ma ora Leoluca Orlando ha la forza e lungimiranza di dirgli, “sì, lo sono loro, ma non solo loro.”
E’ un gesto da parte del sindaco di Palermo, città profondamente e totalmente mediterranea, di visione e consapevolezza. In questo modo Orlando dimostra infatti la consapevolezza di quale sia la strada del riscatto civile e democratico per la sua città e tutto il suo significante: quella strada si chiama vivere insieme il Mediterraneo e nel Mediterraneo.
E’ bellissimo pensare che dopo oltre sei anni la sua voce non ha smesso di parlare ad alcuni italiani, e che, non sollecitato da alcuno, il Comune di Palermo abbia voluto chiedere aiuto a un simbolo di consapevolezza mediterranea e di amore del suo cosmopolitismo, riguardoso delle diversità che lo compongono. E nell’occasione di questo importante e significativo conferimento Palermo ospiterà un importante simposio sulle donne del Mediterraneo. Arriveranno nomi poco noti in Italia per via del loro indiscusso valore culturale per dar vita a “La parola alla Siria. Voci creative di donne in esilio.” La scrittrice curdo-Sirian Maha Hasan, costretta a lasciare il suo Paese visto il piglio con cui tratta i temi dell’identità e della libertà, Maram al-Masri, poetessa, Sana Yazigi, che ha creato il commovente archivio on line The Creative Memory of the Syrian Revolution, l’architetta Saud Amiry, originaria di Damasco, e Hoda Barakat, che ha vinto l’International Prize for Arabic Fiction.
Un pezzo di Siria dunque quel giorno non sarà in esilio, sarà a Palermo, città della quale diventerà cittadino onorario il loro concittadino Paolo Dall’Oglio. Un’iniziativa più opportuna di questa, dare voce alle donne siriane, per ricordare la profezia mediterranea di padre Paolo Dall’Oglio non poteva esserci. E non poteva aver luogo a Roma, la sua città natale ma che oggi non riconoscerebbe. E’ giusto e nobile che accade invece a Palermo, tra cupole arabe e stili normanni, per iscrivere nell’albo della città immersa nel Mediterraneo un uomo che per il vivere insieme ha messo in gioco tutto.