Migrantes: la xenofobia cresce ma c'è un'Italia che resiste e accoglie

L?analisi della Fondazione nel rapporto 2019 "Il diritto d'asilo", presentato a Modena al Festival della Migrazione.

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globalist 29 novembre 2019
Il razzismo cresce ma è altrettanto vero che dopo anni di odio, fake news, xenofobia e razzismo è davvero importante che ci siano molti che non si arrendono.
"Malgrado siano numerose le ricerche che evidenziano come in Italia stiano aumentando le tendenze xenofobe e 'sovraniste'", riguardo all'arrivo dei migranti nel nostro Paese "non si può negare che nell’ultimo anno si siano dispiegati a più livelli interventi concreti di segno opposto: c'è un'Italia che resiste e che accoglie".
Lo dice la Fondazione Migrantes nel rapporto 2019 "Il diritto d'asilo", presentato a Modena al Festival della Migrazione.
"Ci sono le reazioni istituzionali (di Regioni e Comuni), quelle ecclesiali, quelle della società civile organizzata ma anche - spiega il dossier - quelle di singoli cittadini e cittadine. Un’attenzione particolare merita, inoltre, la campagna 'Io accolgo' (promossa fra gli altri dalla Fondazione Migrantes e dalla Caritas italiana), che mira a dare voce e visibilità ai tanti cittadini che condividono i valori dell’accoglienza e della solidarietà e desiderano esprimere il proprio dissenso rispetto alla 'chiusura dei porti', ai decreti 'sicurezza' e in generale alle politiche 'anti-migranti', mettendo in rete le molte iniziative già attive e promuovendone di nuove, sia di forte impatto comunicativo (l’esposizione di un oggetto simbolo, la coperta termica dorata), sia di rilevanza concreta nel 'ridurre il danno' dei decreti 'sicurezza', promuovendo reti territoriali di prossimità e realizzando interventi di accoglienza, servizi di supporto all’inclusione sociale e azioni di tutela dei diritti".
"Le contraddizioni e le tensioni evidenziate e smascherate dall’Italia 'che resiste e che accoglie' sottolineano l’esigenza di una nuova 'politica della somiglianza' che superi i rischi della logica di contrapposizione amico-nemico: quella più evidente verso i migranti e rifugiati, ma anche quella più sotterranea che riguarda i 'vicini' italiani che la pensano diversamente da noi", conclude Fondazione Migrantes.
Per la Fondazione Migrantes "solo riabituandoci a trovare somiglianze e legami, e quindi a pensare che possiamo non solo coesistere ma convivere, saremo in grado di ripensare quartieri, parrocchie, società e Paesi nei quali ascoltarsi, parlarsi e individuare soluzioni concrete sia possibile senza escludere nessuno, ma tenendo conto dei diversi punti di vista e, nello stesso tempo, della complessità di comporre delle soluzioni condivise. Non sarà facile, perché l’esclusione che sembra aver vinto negli ultimi anni si associa a una forte semplificazione delle analisi, e quindi anche delle 'soluzioni'. Ma se vogliamo non solo salvare gli altri, ma capire che sacrificando gli altri stiamo anche uccidendo parti di noi, dobbiamo fare quel salto a cui ci invita Papa Francesco con lungimiranza, e quasi rivolgendoci un accorato appello: 'Non si tratta solo di migranti' (di richiedenti asilo, di rifugiati, di poveri, di svantaggiati...)".
"Se ci eserciteremo insieme a sostituire al binomio identità/alterità quello meno pericoloso e 'più umano' di somiglianza e differenza, potremo sperare di riuscire a guardare con occhi nuovi al presente, mantenendo al contempo uno sguardo sul passato e sul futuro, e di riguadagnare una pacifica convivenza in cui tutti si sentano tutelati e protetti. Prima ancora che dalle leggi - che pure sono fondamentali - dalla forza dei legami sociali", conclude la Fondazione.