Don Biancalani sotto il ‘tiro incrociato’ spiega perché il fascismo è la negazione dell’umanità

Il sacerdote pistoiese attaccato dagli estremisti di destra, ma anche i moderati criticano la scelta di cantare Bella Ciao

don Biancalani

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globalist 26 novembre 2019

Che sia un prete scomodo si sa da tempo. Che sia finito da un paio di anni o più nel mirino di sovranisti, estremisti di destra e fascisti è altrettanto noto. Che riceva insulti e minacce quasi tutti i giorni si sa di meno.
Che il comune di destra di Pistoia e Salvini da ministro dell’Interno siano stati a dir poco zelanti per trovare detesti e cavilli che gli impedissero di accogliere i rifugiati nella parrocchia è altra storia.
Con una postilla: Bella Ciao è la canzone del partigiani che hanno liberato l’Italia dalla dittatura. Ed è un canto patriottico che dovrebbe unire tutti i sinceri democratici non meno dell’Inno di Mameli.


Ma solo in un paese come il nostro Bella Ciao è considerata qualcosa di eversivo.
E così, ospite di Agorà, don Biancalani si p trovato sotto il fuoco incrociato degli ospiti per la sua scelta di replicare a anni di provocazione e razzismo cantando Bella Ciao.
E ha detto, nonostante le interruzioni continue, che il fascismo è la negazione dell’umanità. E ha aggiunto: “Accolgo un fascista in chiesa se fa un percorso di redenzione, con ideali di pace, giustizia e libertà”.


Il razzismo si combatte con i fati e con le parole. Il Vangelo non si annuncia mentre si abbracciano gli spacciatori di odio o si legittimano quelli che calpestano gli insegnamenti di Cristo.


Non è difficile capirlo.