L'accusa di don Ciotti: "Con il pretesto della sicurezza fanno risorgere il razzismo"

Il fondatore di Libera al convegno 'Certaldo 2019': "Un'idea di sicurezza che crea bersagli su cui indirizzare le paure e il disorientamento della gente".

Don Ciotti

Don Ciotti

globalist 9 novembre 2019
La criminalizzazione degli stranieri nel nome di una sicurezza che, al contrario, non vede i malavitosi italiani meno responsabili.
"'Sicurezza' è diventata una parola abusata, piegata a fini di potere". Lo ha affermato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nelle sue conclusioni al convegno 'Certaldo 2019' promosso a Firenze da Gruppo Abele e Cat Firenze.
"Tocchiamo tutti con mano la crescita del penale a scapito del sociale, la criminalizzazione della povertà, e il risorgere di forme di razzismo e rifiuto delle diversità", ha aggiunto.
"Sicurezza deve essere un diritto universale e valido in tutti i campi, sociale, economico, lavorativo, sanitario", ha detto don Ciotti, secondo cui invece "è prevalsa un'idea di sicurezza che parte dalle disuguaglianze e le alimenta, che genera muri materiali e mentali: un'idea di sicurezza che crea bersagli su cui indirizzare le paure e il disorientamento della gente".
Per il religioso anche la parola 'legalità'' è diventata "una parola sedativa", ossia "una cosa che si dice per sentirsi con la coscienza a posto, dalla parte giusta", ma che in realtà “è stata anche usata come copertura, esibita come lasciapassare", e non va dunque confusa con il concetto di giustizia.