Cassazione: "Il mondo di mezzo di Buzzi e Carminati non è mafia"

Alla sbarra 46 imputati, 19 con l'accusa di 416 bis, caduta per tutti.

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22 Ottobre 2019 - 18.15


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 La sentenza di primo grado del processo al Mondo di Mezzo arriva il 20 luglio 2017 e vede la condanna dei principali protagonisti dell’inchiesta ma il mancato riconoscimento dell’associazione mafiosa. La difesa esulta nonostante le pesanti condanne inflitte dalla X sezione penale del Tribunale, che comunque sono più basse di quelle sollecitate dalla procura di Roma, 250 anni di carcere contro gli oltre 500 chiesti dai pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli. Il profilo mafioso, su cui aveva puntato la procura di Pignatone, non passa il vaglio del tribunale.
Alla sbarra 46 imputati, 19 con l’accusa di 416 bis, caduta per tutti. Quarantuno le condanne e cinque le assoluzioni. Assolti l’ex dg di Ama, Giovanni Fiscon per il quale la Procura aveva chiesto 5 anni; Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, accusati di essere il collegamento del clan Carminati & Buzzi con la ‘ndrangheta; Giuseppe Mogliani e Fabio Stefoni.
Per l’ex Nar Massimo Carminati la condanna più dura: 20 anni di reclusione contro i 28 anni chiesti dalla procura. Al ‘ras delle cooperative’ Salvatore Buzzi vengono inflitti 19 anni, contro i 26 anni e 3 mesi richiesti. Tra gli altri, per Riccardo Brugia, considerato il braccio destro di Massimo Carminati, la condanna è a 11 anni (la richiesta per lui era 25 anni e 10 mesi). Per l’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio Luca Gramazio, unico politico con l’accusa di associazione mafiosa, la condanna è a 11 anni di carcere (contro i 19 e sei mesi chiesti dai pm), per Mirko Coratti, ex presidente dell’assemblea capitolina, a 6 anni (erano stati chiesti 4 anni e 6 mesi). 
Dieci anni la condanna per l’ex amministratore delegato di Ama, Franco Panzironi, per cui la procura aveva chiesto 21 anni, mentre Luca Odevaine, ex componente del Tavolo di coordinamento nazionale sui migranti del Viminale, è stato condannato a sei anni e sei mesi di reclusione, nonostante per lui la procura avesse chiesto 2 anni e 6 mesi per la “collaborazione” fornita alle indagini. Condanna a 5 anni di carcere per Andrea Tassone, ex presidente Pd del Municipio di Ostia (la procura aveva chiesto 4 anni), a tre anni di reclusione per Giordano Tredicine, ex consigliere comunale di Forza Italia (la richiesta era 4 anni). Condanna a 5 anni di reclusione per Nadia Cerrito, segretaria di Salvatore Buzzi: per lei i pm avevano chiesto 18 anni.
”Questa è una sentenza che riconosce l’esistenza di una associazione a delinquere semplice, non mafiosa – aveva commentato a caldo dall’aula bunker il procuratore aggiunto Paolo Ielo, uno dei tre pm dell’inchiesta – Le sentenze vanno rispettate. Questa ci dà torto su alcuni aspetti ma in altri riconosce il lavoro che abbiamo svolto”. 
Sentenza accolta, invece, con soddisfazione dalle difese. “Questa sentenza dimostra che la mafia – aveva detto l’avvocato Giosuè Naso, l’allora difensore di Massimo Carminati – è una cosa seria, che non va banalizzata, perché se tutto è mafia poi finisce che nulla è mafia“.
Nelle oltre 3.200 pagine di motivazioni, il Tribunale, che aveva smontato l’accusa di associazione mafiosa, aveva spiegato che “non ha individuato, per i due gruppi criminali”, quello presso il distributore di Corso Francia e quello riguardante gli appalti pubblici, “alcuna mafiosità ‘derivata’ da altre, precedenti o concomitanti formazioni criminose”.
Per i giudici di primo grado le due associazioni non sono caratterizzate neppure da mafiosità ‘autonoma’. Il concetto di ”mafiosità”, cui più volte hanno fatto riferimento gli accusatori nel processo al ‘Mondo di Mezzo’, “non è quello recepito dal legislatore nella attuale formulazione della fattispecie di cui all’art. 416 bis c.p. per la quale, come già detto, non è sufficiente il ricorso sistematico alla corruzione ed è invece necessaria l’adozione del metodo mafioso, inteso come esercizio della forza della intimidazione”.

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