Filippo Miraglia (Arci): "Per fermare i morti in mare servono fatti concreti, non lacrime di coccodrillo"

Lo ha detto in seguito al ritrovamento sul fondo del Mediterraneo di 12 corpi di migranti: "non serve la retorica proibizionista che scommette su rimpatri, respingimenti collettivi e blocco dei flussi"

Un migrante morto in mare

Un migrante morto in mare

globalist 17 ottobre 2019
In seguito al ritrovamento di 12 corpi sul fondo del Mediterraneo, Filippo Miraglia dell'Arci ha ribadito: "Non servono altre lacrime di coccodrillo, né basta l'umana pietà. Servono canali legali e sicuri per sottrarre ai trafficanti il business dell'immigrazione irregolare". 
"Servono risposte concrete - ribadisce - non la retorica proibizionista che scommette su rimpatri, respingimenti collettivi (operati dalla cosiddetta guardia costiera libica per conto nostro) e blocco dei flussi, obbligando migliaia di persone a scegliere tra la tortura, gli stupri, la violenza diffusa dei lager libici e il rischio di morire nel Mediterraneo".
Secondo Miraglia sono necessari invece un decreto flussi ricerca di lavoro e per lavoro, il reinsediamento di quote consistenti di rifugiati presenti nei campi dell'Unhcr, un programma di evacuazione immediata dei prigionieri dei lager libici, un programma europeo di ricerca e salvataggio, una riforma del regolamento Dublino, la cancellazione degli accordi con la Libia e con la Turchia.
"Le soluzioni ci sono, ragionevoli, praticabili e giuste - conclude Miraglia - Mancano la volontà politica, il coraggio e la lungimiranza. Non possiamo aspettare altre stagioni. Non possiamo, per paura delle destre, dare continuità alle loro politiche: in tal modo ne favoriremo soltanto il ritorno".