Hanno combattuto l'Isis ma in Italia rischiano la sorveglianza speciale com i criminali

La procura di Torino ha chiesto questa misura per Jacopo Bindi, Paolo Andolina e Maria Edgarda Marcucci: li ritengono 'pericolosi' per le competenze militari acquisite militando con i curdi delle Ypg

Lorenzo - Tekoşer il combattente fiorentino delle Ypg

Lorenzo - Tekoşer il combattente fiorentino delle Ypg

globalist 14 ottobre 2019
Combattenti per la libertà che hanno contribuito alla sconfitta dell’Isis o terroristi?
A una domanda del genere Erdogan saprebbe quale risposta dare. Ed in effetti, visto quello che sta accadendo nel Rojava, è proprio con la scusa del terrorismo che sta attaccando Ypg, Ypj e Pdf, ossia i curdo-siriani delle Unità di protezione popolare.
Ben più curioso è che questa domanda se la faccia la magistratura italiana, che potrebbe trattare alcuni ex combattenti da criminali, proprio perché hanno combattuto contro i jihadisti del Califfato.
E c’è sconcerto e preoccupazione: "Quella di domani è un'udienza preoccupante perché ha forti implicazioni di carattere politico". Così incontrando la stampa, Jacopo Bindi, uno dei tre ragazzi che hanno combattuto contro l'Isis in Siria, a fianco delle milizie curde, e per i quali la procura di Torino ha chiesto la misura della sorveglianza speciale.
Lo scorso giugno le posizioni di due ex combattenti (Davide Grasso e Fabrizio Maniero) sono state stralciate, mentre per altri tre (Bindi appunto, Paolo Andolina e Maria Edgarda Marcucci, tutti oggi presenti all'incontro, ndr) il processo va avanti, con un'udienza fissata per domattina.
Ai tre vengono contestate alcune condotte illecite che sarebbero state messe in atto di ritorno in Italia, per questo i giudici devono decidere se possano i tre possano essere ritenuti in grado di utilizzare le competenze militari acquisite in Siria.
“Di fronte a quanto sta accadendo in questi giorni, se domani il tribunale di Torino dovesse applicare il provvedimento di sorveglianza speciale, che è un provvedimento molto duro, terribile, sarebbe un fatto rilevante proprio dal punto di vista politico, sarebbe infatti una vera e propria manifestazione di forza", ha osservato Gianfranco Ragona, docente di Storia del pensiero politico all'Università di Torino mentre Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale all'Università di Torino ha aggiunto "stiamo assistendo al tentativo di reprimere e circoscrivere tutte le manifestazioni di dissenso”.
All'incontro con la stampa sono intervenute anche le mamme di due dei giovani per i quali la procura ha chiesto la sorveglianza speciale e che domani in occasione dell'udienza in tribunale organizzeranno un presidio di solidarietà. "Noi mamme parliamo con il cuore delle mamme ma anche con il cuore di cittadine che vedono nell'eventuale applicazione della sorveglianza speciale una scorciatoia rispetto alle garanzie del processo penale per silenziare il dissenso".
"Ai nostri figli abbiamo insegnato i valori delle conquiste sociali, della partecipazione, della solidarietà, dell'impegno e del metterci la faccia. Se la misura verrà applicata senza accuse senza reati ci porta a pensare che potrebbe diventare una strada facile per impedire a un popolo di esprimere le proprie contrarietà verso scelte politiche, economiche e ambientali", concludono le mamme.