Russiagate leghista, Savoini perde un round: l'audio non è di fonte anonima

L'avvocata del leghista aveva chiesto al riesame di dichiarare illegittimi sequestri e perquisizioni perché la registrazione sarebbe stata di dubbia provenienza

Savoini

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globalist 3 ottobre 2019
Altro che 'provenienza anonima': il file audio che ha dato il via allo scandalo del Russiagate della Lega e che incastra Savoini all'Hotel Metropol di Mosca ha una fonte precisa che il giornalista che ha presentato il file in procura ha esercitato il diritto di non rivelare. Sulla base di queste motivazioni il Tribunale del Riesame di Milano ha rigettato l'istanza della difesa di Gianluca Savoini contro i sequestri. La linea della difesa di Savoini era l'inammissibilità dell'audio come prova in quanto non era certa la provenienza.
Da quanto è filtrato le motivazioni del Tribunale dei Riesame sono state depositate qualche giorno fa dopo che lo scorso 5 settembre si era svolta l'udienza per discutere l'istanza con cui l'avvocato Lara Pellegrini, difensore del presidente dell'Associazione Lombardia-Russia, aveva ritenuto illegittime le perquisizioni e i sequestri di cellulari e documenti a carico del presidente dell'associazione, indagato per corruzione internazionale assieme all'avvocato Gianluca Meranda e all'ex bancario Francesco Vannucci.
La tesi del legale, respinta dai giudici, ruotava principalmente attorno al fatto che quell'atto istruttorio si fondava, come fonte di prova, su una registrazione che era inutilizzabile non solo perché in lingua inglese ma soprattutto in quanto non si sapeva da chi era stata effettuata. Per tanto la richiesta era l'annullamento del decreto di perquisizione e dei sequestri dei cellulari e di alcune carte al suo assistito. Da quanto è stato riferito, i giudici del Riesame hanno sostenuto che la fonte in realtà non era anonima ma semplicemente non è stata rivelata dal giornalista dell'Espresso che aveva consegnato il file audio ai pm e che, sentito in Procura a Milano, si era avvalso del segreto professionale e quindi del diritto di non rivelarla. Quanto al fatto che la registrazione era in lingua inglese i giudici hanno fatto notare che lo stesso Savoini, uno dei tre italiani al tavolo della presunta trattativa alla quale hanno partecipato altrettanti personaggi russi, parlava in inglese.