Fuoco concentrico contro Fioramonti e lui replica: "Sul crocifisso un vespaio mediatico"

Il ministro dell'Istruzione replica alla campagna contro di lui: "Il ministero lavora per l'edilizia scolastica e sulle periferie ma si parla solo di una mia opinione che non è all'ordine del giorno"

Lorenzo Fioramonti

Lorenzo Fioramonti

globalist 2 ottobre 2019
Lui è finito nel mirino e deve stare attento a non finire nel tritacarne perché, per le sue posizioni, è forse l’esponente di governo che dovrà aspettarsi più attacchi, un po’ da tutte le parti, visto che è sicuramente una persona fuori dagli schemi. E che qualcuno ha interessa a delegittimare presentandolo come un personaggio bizzarro e, tutto sommato, da non prendere sul serio.
"Sono sgomento di fronte a questo vespaio mediatico sulla questione".
Il ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti torna sulle polemiche scatenate ieri dalle dichiarazioni sul crocifisso nelle aule e, dai microfoni di 'Circo Massimo' su Radio Capital, sottolinea come il tema non sia "all'ordine del giorno mio e del governo. Non è assolutamente - spiega - una priorità".
"Io - dice ancora il ministro -, come ho detto nell'intervista di ieri, credo in una scuola laica. Ma invece di parlare del fatto che il ministero lavora per l'edilizia scolastica, sulle periferie e dopo l'accordo siglato, si alza un vespaio e si discute di quello che io ho detto sul crocefisso. E' un segnale che questo Paese ha bisogno di una ventata di novità e un tanto di maturità".
C'è un rapporto spinoso con la Chiesa per quanto riguarda la scuola paritaria? "No - replica poi Fioramonti -. La scuola paritaria svolge un lavoro importante e l'istruzione, come indicato dalla Costituzione, è un valore a prescindere dalla tipologia di scuola che la fornisce. Ed è un valore favorire il dialogo a qualsiasi livello". Una scuola paritaria islamica? "Questo non lo so - replica ancora il ministro -, abbiamo una storia forte di paritarie laiche e cristiane, mi attengo a questa realtà e credo che siano una grande risorsa per il Paese, sempre nei limiti della Costituzione".
Per quanto riguarda lo ius culturae, "a me sembra un segno di civiltà, mi sembra il minimo - afferma ancora il ministro - dare la possibilità a dei ragazzi che hanno studiato e si sono formati qui, che sono italiani quanto i miei figli, di aspirare ad avere cittadinanza italiana".