La metropolitana di Roma: il set perfetto per un apocalittico film dell'orrore

Nella Capitale si può morire di metropolitana, si può restare storpi a vita per le scale mobili. Le inchieste ci hanno detto che le tragedia nella città più bella del mondo è accadimento prevedibile.

Passeggeri a piedi nella galleria della Metro di Roma

Passeggeri a piedi nella galleria della Metro di Roma

Onofrio Dispenza 13 settembre 2019

Se ci fosse stato nei paraggi un regista del genere cinematografico, quel che è accaduto questa mattina a Roma poteva essere girato per farlo entrare direttamente in un film di quelli apocalittici, dove si rappresentano accadimenti orribili e paurosi. Il regista non c'era, e il racconto lo abbiamo avuto dai romani e dai turisti costretti al buio in una galleria nera e opprimente per un lungo tempo. Un tempo lunghissimo e pauroso alleviato soltanto dalle torce dei telefonini, che rendevano il tutto magari anche più pauroso. Un  guasto alla metropolitana può starci in una città normale, ma solo se accade una volta in un secolo o quasi.


A Roma, invece, quella della metropolitana è una lunga "storia criminale", come proprio ieri hanno sanzionato i magistrati che avevano indagato sull'incidente più grave delle scale mobili, vittima un gruppo di tifosi russi che a Roma conciliavano passione calcistica e turismo. Tutto gestito male, manutenzione latitante o furba, attenta al portafogli di chi si arricchisce di disservizi, strafottente rispetto ai diritti degli utenti.


Cosa ci hanno detto i magistrati? Che a Roma si può morire di metropolitana, si può restare storpi a vita per le scale mobili; ci hanno detto che le tragedia, e magari anche una bella strage, nella città più bella del mondo è accadimento possibile, quasi prevedibile. Incidenti a parte, chiusure a parte, decoro a parte, il quotidiano di Roma, tra servizi (metropolitana e bus ) e spazzatura, è da girone infernale. Vai alla stazione Flaminio e la sedia mobile per i portatori di handicap è guasta: un paio di addetti alla manutenzione la guardano e la riguardano come fosse un oggetto misterioso. Ci torni l'indomani e la sedia mobile è ancora lì, immobile, con i due operai che continuano a provare per farla ripartire. Ci manca solo il calcio sferrato, come si fa con gli aggeggi che non vogliono ripartire. Sempre a Flaminio, scale mobili chiuse da mesi e mesi, quelle "immobili" forse lavate solo alla vigilia dell'inaugurazione della stazione.


L'elenco dei guasti è un bollettino di guerra: ascensori che non ne vogliono proprio di muoversi per anziani e disabili; disabili costretti a chiamare polizia e carabinieri per far valere i loro diritti, per denunciare la dignità calpestata.


In gita a Napoli, guardando a bocca aperta le straordinarie stazioni della metropolitana, mi è capitato di osservare che solo quella di Roma puzza di metropolitana. In effetti, le metropolitane non hanno un odore, una puzza, è solo quella di Roma che ha un odore, che puzza.


La metropolitana di Roma non regge il paragone con alcuna altra metropolitana europea, perde di tanto nel paragone con metropolitane di capitali africane, orientali e sudamericane. Quella che, sulla carta, è la città più bella del mondo ha la metropolitana più brutta e inefficiente del globo. Se si torna a rivedere il sole, uscendo dal tunnel nero della metro, le cose forse peggiorano. Ogni corsa di autobus è un azzardo, il fuoco è dietro l'angolo, l'appiedamento dei passeggeri è oggetto di scommesse. Lo dicono i passeggeri sventurati, lo confermano le ricerche, che pongono i servizi di trasporto di Roma agli ultimi posti al mondo. Avete letto bene, "al mondo".
Ma c'è di peggio di metropolitana e bus. Le strade di Roma, dopo tanto parlarne e dopo un silenzio che sapeva di disperazione, sono tornate a colorarsi di indistinte montagne di spazzatura che non viene ritirata. Plastica con carta, vetro che trabocca dalle campane, indifferenziata nel cassonetto della plastica, e così via. E poi, frigo a gogò, sedie, poltrone, divani, lavatrici, decine di sacchi di verde da potature e tutto quello che si può trovare nelle grandi discariche a cielo aperto ai margini delle megalopoli povere del mondo.
Va detto chiaramente: così Roma muore. Se ne devono rendere conto le forze politiche, il governo del Paese, il governo della Regione. Ci vorrebbe un atto serio e responsabile della signora Raggi. Nella vita e nelle imprese si può fallire, ed è intelligente riconoscerlo e farsi da parte.