Culture warriors: chi sono i 'nuovi farisei' che odiano Papa Francesco

Bergoglio ha detto che è un onore avere quei 'nemici' americani. Ossia gli esponenti del filone ultra-tradizionalista per i quali la chiesa deve essere sempre una maestrina inflessibile

Papa Francesco

Papa Francesco

Riccardo Cristiano 5 settembre 2019

“Per me è un onore essere attaccato dagli americani”. Davanti a queste parole di Papa Francesco la prima cosa da fare è capire a chi si riferisca. Impossibile pensare che il Papa volesse riferirsi agli americani come popolo. Le parole sono parole, ma il linguaggio informale di Francesco e il riferimento esplicito nell’antefatto a un nuovo libro sugli attacchi forsennati di settori della Chiesa americana rende chiaro con chi ce l’avesse. Essere attaccato dai culture warriors, quelli per i quali i gay sono la peste e la morale sessuale è tutto, per il Papa è un onore. Ma chi sono i culture warriors? Sono i nuovi farisei? In un certo senso sì. Siamo a un primo bivio, quello che nel Vangelo viene indicato con chi ritiene l’uomo creato in funzione del sabato e Gesù che ritiene il sabato creato in funzione dell’uomo. Cosa vuol dire? Vuol dire che riposarti è un tuo diritto, non un tuo dovere. Se nel giorno di riposo soccorrerai tua moglie avrai fatto bene, non male. 


Ma se vogliamo nobilitare i nemici di Bergoglio possiamo dire che oltre ad anteporre la legge all’uomo loro antepongono anche la verità alla via e alla vita. Per loro la Chiesa è maestrina. Ha fissato in eterno le sue regolette e il suo compito di maestrina al di sopra e al di là della storia è quello di farle rispettare, sempre. Non ha il compito la Chiesa di capire e aiutare a capire, la morale cristiana per loro è non cadere mai, non è rialzarsi sempre. Per rialzarsi serve l’aiuto di qualcuno, per non cadere mai invece basterà non muoversi. Ossificare il cristianesimo nella morale sessuale mentre intorno si muore di fame è la sintesi della loro impossibilità di capire Bergoglio. 


Volendo infine riassumere in modo apologetico per i critici del Papa, possiamo dire che loro sono l’occidentalizzazione del cristianesimo globale, un’occidentalizzazione che si riassume oggi come sempre nel potere della legge e quindi del giudice. 


Il cristianesimo occidentale si è caratterizzato così, anteponendo la verità alla via e alla vita. Il cristianesimo orientale invece anteponeva la via, quello africano, non coloniale ma “nero”, la vita. Francesco ha reso chiaro sin dall’inizio del suo pontificato, pur senza esprimersi direttamente al riguardo, che per lui la triade comincia con la via. I continui riferimenti alle passeggiate, all’importanza di avere un orizzonte, all’andare, e la stessa massima “il tempo è superiore alla spazio”, vanno in questa direzione. Papa del global south, Jorge Mario Bergoglio sa benissimo che la colonizzazione occidentale della Chiesa segue alla pressoché totale estinzione degli altri due cristianesimi, e la sua prima riforma è stata propria questa, creare nuovi spazi nel conclave per voci non occidentali, per cardinali che sappiano rimettere in piedi gli altri cristianesimi. I nostri libri sul cristianesimo globale sono libri sul cristianesimo occidentale, anche per l’America Latina, ad esempio, pochissimo sappiamo e scriviamo della Chiesa non “spagnola”: al limite qualcosa della Chiesa per i popoli indigeni, ma quasi mai di quella dei popoli indigeni. 


A queste Chiese badare a chi ci accompagna a letto interessa molto di meno di chi ci accompagna a tavola: un piatto di riso? Un lebbroso? 


Ecco che possiamo cominciare a farci un’idea di chi siano i critici di cui Papa Francesco è fiero. Quelli che riducono il Vangelo a un formulario nel quale esiste solo il medico, mai il paziente.