Il 27 agosto del 1950 moriva suicida Cesare Pavese

Solo dieci giorni prima di darsi la morte aveva scritto sul diario: «Questo il consuntivo dell’anno non finito, che non finirò»

Cesare Pavese

Cesare Pavese

globalist 27 agosto 2019
Il mondo della letteratura perse così uno degli esponenti di maggiore rilievo del neorealismo. Influenzato da una visione tragica della vita, Pavese si focalizzò, infatti,  soprattutto sulle problematiche esistenziali, il mito e la realtà contemporanea. Tra le sue opere principali ricordiamo “La luna e i falò”, “La casa in collina” e “Lavorare stanca”.

E’ il 27 agosto del 1950 quando lo scrittore piemontese Cesare Pavese viene trovato morto in una camera d’albergo di Torino. Suicida, aveva ingerito oltre dieci bustine di sonnifero. Sulla pagina di un libro accanto al comodino aveva scritto: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi». 

Solo dieci giorni prima di darsi la morte aveva scritto sul diario: «Questo il consuntivo dell’anno non finito, che non finirò» e il 18 agosto aveva chiuso il diario scrivendo: “La cosa più segretamente temuta accade sempre … Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l’hanno fatto. Ci vuole umiltà non orgoglio. Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più».