Open arms, i pm pronti a mettere sotto accusa Salvini e la prefettura

La procura guidata da Padronaggio ha già in mano documenti che dimostrerebbero diverse irregolarità e sta acquisendo tutti gli elementi che probabilmente che girerà al tribunale dei ministri.

Salvini

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globalist 22 agosto 2019

Il ministro dell'Interno sembrerebbe essere indicato come l'unico regista dei presunti abusi su Open Arms. Il procuratore Patronaggio ha ribadito che un dovere salvare le vite in mare, necessario rispettare le convenzioni internazionali. Sembra dinque che invece dovrà tornare davanti ai magistrati sono i vertici del ministero dell’Interno, che già lasciano cadere ogni responsabilità su Matteo Salvini.

Come scrive bene il collega Nello Scavo su Avvenire: "Nell’ordinanza con cui la procura ha disposto lo sbarco dalla Open Arms ci sono accuse precise anche alla prefettura di Agrigento (competente su Lampedusa), che non avrebbe neanche ottemperato all’ordine del Tar del Lazio, che chiedeva l’immediata discesa dei migranti. Inoltre, non è stato tenuto in conto neanche il suggerimento all’attracco immediato firmato dal Comando delle capitanerie di porto. I funzionari coinvolti, com’era prevedibile, indicano nel “vertice politico” le scelte tradotte poi sul campo. Ma ci vorrà tempo, però, prima di iscrivere il quasi ex ministro dell’Interno sul registro degli indagati. Un avviso di garanzia, infatti, trasferirebbe automaticamente l’inchiesta al tribunale dei ministri di Palermo. Un passaggio a cui gli investigatori agrigentini intendono eventualmente arrivare solo dopo avere consolidato la montagna di riscontri di questi mesi.


Nella città dei Templi, infatti, da mesi lavorano su anomalie e reati che sarebbero stati ripetutamente commessi anche prima dell’entrata in vigore dell’ultimo decreto sicurezza. A cominciare dal mancato rispetto delle «Convenzioni internazionali in materia, cui l’Italia ha aderito» e che sono «un limite alla potestà legislativa dello Stato – ricorda l’ordinanza del procuratore – ai sensi degli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione e non possono, pertanto, costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell’Autorità politica, ponendosi su un piano gerarchico sovraordinato rispetto alla fonte primaria».


L’obbligo di salvataggio delle vite in mare, peraltro, «costituisce un dovere degli Stati e prevale sulle norme e sugli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare».


Quello che va emergendo è una sorta di “Protocollo Salvini” (in passato adottato anche con il coinvolgimento del ministero della Difesa e quello delle Infrastrutture) con cui sarebbero state schiacciate norme costituzionali, trattati internazionali e anche ordini dei tribunali. Come quello del Tar del Lazio che la scorsa settimana ha chiesto lo sbarco urgente dei migranti. Un giallo nel giallo, questo.


Venerdì scorso un nucleo di agenti del Servizio centrale operativo di Polizia aveva raggiunto su delega della procura di Agrigento gli uffici di vertice del ministero dell’Interno. L’ordine era chiaro: ottenere la copia di tutti i documenti e le comunicazioni su Open Arms partiti dal gabinetto del ministro e dal Dipartimento Immigrazione del Viminale. Sul momento l’incartamento non è stato consegnato, con la promessa che sarebbe stato successivamente «raccolto e inviato» ad Agrigento. Un atteggiamento senza precedenti mentre, nelle stesse ore, Matteo Salvini annunciava un ricorso urgente al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che aveva sollecitato lo sbarco dei migranti. E lunedì dal Consiglio di Stato hanno fatto sapere che nessuna decisione era imminente, semplicemente perché nessun ricorso era mai arrivato dal Viminale.


Il giudice delle indagini preliminari dovrà decidere entro questa sera se convalidare o riformare le decisioni della procura. Ma c’è un altro passaggio nell’ordinanza di Patronaggio che suona come un ceffone al nuovo vertice del Poliambulatorio di Lampedusa. Il dottor Francesco Cascio, che ha preso il posto dell’ora europarlamentare Pietro Bartolo, aveva assicurato che a bordo della Open Arms non vi fosse alcuna emergenza sanitaria e la situazione fosse governabile.


Al contrario, il verbale dei medici della Sanità marittima di Agrigentoinviati proprio dalla procura «dava atto che i migranti occupavano interamente il ponte della nave adagiati sul pavimento, avevano a disposizione due soli bagni alla turca (che utilizzavano anche come docce) e che i migranti apparivano provati fisicamente e psicologicamente, pur mostrandosi calmi e collaboranti». Non bastasse, una serie di 19 foto illustrava «nella loro immediata crudezza, più delle parole scritte, l’evidente sovraffollamento della nave e - precisa il procuratore - lepessime condizioni in cui si trovavano i migranti a bordo»".