Non si capisce Lampedusa senza capire Damasco. Lettera a Francesco

I crimini dell'Isis hanno favorito un cristianesimo suprematista che dilaga in tutto l’Occidente: l’idea di Chiesa etnica, lodando più il Potere che il Signore.

Papa Francesco

Papa Francesco

Riccardo Cristiano 19 agosto 2019
Stimatissimo e caro Papa Francesco,
mi decido a scriverLe sulla tragedia siriana perché lì è nata un’eresia globale che ormai ci minaccia tutti. Infatti, come siamo arrivati a trattenere anche i bambini naufraghi su navi di soccorso a cui per settimane si proibisce l’attracco? Come siamo arrivati ad augurare buon appetito ai pesci davanti ai morti in mare? Lo dico perché non posso dimenticare quanto mi disse nel 2013 padre Paolo Dall’Oglio: “Non li senti i colpi dei remi, i motori lenti dei barconi? Se lasceremo senza solidarietà i nostri vicini, finiremo inghiottiti dal loro destino.”
Ora che a Lampedusa si muove qualcosa ( ma cosa lo impediva prima?) devo per prima cosa ringraziarLa perché nel mio piccolissimo riconosco in Lei l’unico leader mondiale che difende valori fondanti, quelli dell’umanesimo, della fratellanza, della laicità dello Stato, dell’uguaglianza davanti all’Essere Supremo di tutti, nelle nostre diversità. Le scrivo così perché in troppi hanno dimenticato che la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 venne formulata “in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo”. Dunque capisco e condivido chi riconosce in Lei, in termini spirituali prima che istituzionali, “la roccia della fede”. Questa fede che rispetto e cerco pur non avendo trovato certezze mi ha portato anche a capire che comunque posso riconoscere in Lei il leader morale globale in questo tempo sconvolto da un’eresia che, fondata su nichilismi immorali, diffonde in ogni cultura il culto del suprematismo. Ma tutto questo senza l’orrore siriano non sarebbe accaduto; il mondo non ha voluto cambiare la Siria e la Siria ha trasformato il mondo, facendoci vedere nel fuggiasco un invasore e quindi facendoci ripudiare l’umanesimo, il dialogo, la civiltà del vivere insieme e del legame, per sposare il suprematismo, la paura e quindi l’odio.
Così per parlarLe di Siria voglio partire da due dati. Nel 2017 i venezuelani erano stimati in 31 milioni. In questi tempi terribili 3 milioni di loro, cioè il 10 per cento, sono fuggiti dal Paese. Una scelta disperata e comprensibile che altri 2 milioni si dice vorrebbero fare. In Siria invece, a fronte di una popolazione di 20 milioni di persone nel 2011, circa 6 milioni di persone sono state costrette a fuggire dal Paese e 5 milioni sono sfollati interni. Solo loro più del 50% della popolazione. A questo 55% dobbiamo aggiungere i non più calcolati morti, gli scomparsi, gli assassinati in centri cosiddetti di detenzione e così via. Arriviamo facilmente al 60-65% della popolazione. Vorrei soffermarmi un momento sugli sfollati interni. Vivevano in aree riconquistate dall’esercito siriano, non hanno mai preso le armi, ma ora hanno dovuto lasciare le loro case e perso i titoli di proprietà, distrutti dalla furia incendiaria dei governativi. Un milione e mezzo di loro, lei lo sa bene essendo l’unico al mondo che se ne è occupato, sono stati obbligati a raggiungere Idlib, dove ora vengono bombardati da Assad e dal suo sodale Putin. Ci sono immagini di piccoli villaggi rasi al suolo, di ospedali bombardati senza pietà, di campi coltivati dati alle fiamme per obbligare i civili a fuggire.
L’altro dato che vorrei riportare è che chi governa la disastrata economia iraniana ha investito ben 15 miliardi di dollari in Siria: e ha spinto in quel Paese 150mila miliziani in armi suoi alleati, tutti stranieri, iracheni e libanesi, ma anche pakistani e afghani ai quali sono stati promessi compenso e cittadinanza in cambio dell’adesione. Non è un dato interessante? Si parla sempre di invasione terrorista e straniera della Siria, ma di loro non si parla mai.
Padre Santo, il fatto è che da anni in Siria il regime di Bashar al Assad ha lanciato un’operazione di pulizia etnico-religiosa tesa a cancellare il movimento studentesco, giovane, Lei forse direbbe “chiassoso”, comunque democratico e non-violento, e la presenza rurale sunnita svincolata dalle grandi famiglie urbane ad esso asservite, dopo aver silenziato ogni bisbiglio da quando prese il potere suo padre. Come? Con la più atroce e sistematica violenza, quella ideata dal gerarca nazista Alois Brunner, che fino alla morte naturale ha trovato sicuro asilo a Damasco, partecipando anche a diversai tentativi di ricostituzione del partito nazionalsocialista. Di questa perversione del sistema siriano Lei è l’unico leader mondiale che ha dato chiara e coraggiosa testimonianza, in due lettere indirizzate al responsabile di crimini contro l’umanità Bashar al-Assad. Lei lo ha invitato prima che distruggesse i quartieri sunniti di Aleppo a rispettare il diritto umanitario internazionale in zona di guerra e poi ha denunciato tutte le sue malefatte contro il suo popolo nella nuova e recente lettera in cui ha perorato i diritti dei rifugiati di Idlib, dimenticati da tutto il mondo tranne Lei.
Lei sa meglio di me che quanto accaduto in Siria ha destabilizzato l’intera Europa. Quando Lei favorì la meritoria operazione Mare Nostrum chi immaginava che sarebbe stata affossata poco dopo. E perché? Perché arrivarono in Europa un milione di profughi scacciati come cani dalla Siria, con un assassino-generale ricevuto come un eroe dal genocida Assad che gli diceva dal palazzo presidenziale “non tornate mai, sapete cosa vi aspetterebbe”. Quel fiume di fuggiaschi non ci ha commosso, ci ha impaurito, facendo irrompere sulla nostra scena politica un movimento islamofobico, xenofobo, suprematista; in tutta Europa. L’idea era semplice: svuotare la Siria della popolazione che si vuole sostituire e fare degli amici europei i nuovi potenti, con il sorriso soddisfatto di Vladimir Putin, padrino di tutti costoro. La storia va capita; in verità il regime siriano ha facilitato in tutti i modi dal 2003 l’emergere del jihadismo islamista in Iraq solo per sopravvivere, per non fare la fine di Saddam Hussein. E per sentirsi sicuro doveva impantanare i Marines in Iraq. Dal 2005 quel flusso attraverso la Siria fu coordinato dal responsabile dell’intelligence Ali Mamlouk. Solo nel periodo 2006/2007 portarono in Iraq attraverso la Siria 600 qaedisti fatti arrivare da Arabia Saudita, Libia e altri paesi mediorientali. Le prove sono in documenti trovati a Sinjar nel 2007. Quando poi nel 2011 l’emergenza è arrivata in Siria quei terroristi sono stati chiamati anche in Siria, consentendo loro di penetrare indisturbati dall’Iraq, prendendosi zone desertiche ma ricche di petrolio. Perché? Per potersi presentare al mondo come il male minore e realizzare i più abietti sogni di pulizia etnico-religiosa nel silenzio. Non a caso il primo attentato dell’Isis a Damasco, con tanto di pilota-suicida dell’auto bomba fotografato un secondo prima dell’esplosione da media del regime, prese di mira una caserma ma senza ferire un solo milite, soltanto civili. Quanto alle cellule dormienti di terroristi all’estero erano ben diffuse già allora in Europa, tanto è vero che il mufti di Damasco, legatissimo al presidente Assad, quando Obama finse di esistere nel 2013, annunciò che se un solo missile occidentale avesse colpito la Siria i kamikaze erano già pronti a vendicare la patria in tutto l’Occidente. Non abbiamo forse visto negli anni successivi che quei kamikaze c’erano davvero?
Stranamente tra i complici di questa operazione c’è stato un mediatore petrolifero cristiano, George Haswani, siriano di nascita e formatosi a Mosca. A proposito, è interessante che proprio lui ospitò le suore di Maalula nella sua villa non distante di lì durante il loro sequestro. Ma la madre superiora dal giorno del rilascio non ha più potuto parlare con la stampa, sembra sia stata rinchiusa in un convento a Damasco, isolata. Come dubitare che la strategia del regime abbia goduto del fondamentale sostegno di tanti gerarchi tra quelli che guidano le Chiese siriane? Sono proprio tanti… Certo, ci voleva coraggio per loro a sostenere le ragioni della rivolta popolare contro il regime, dimostrando di credere non solo a parole nel dialogo tra credenti e nella democrazia. Ma i vescovi che lei ha beatificato in Salvador, Argentina e Algeria quel coraggio lo hanno avuto. Le cose importanti mai sono facili. Non è stato facile credere nel dialogo con il cattolicesimo in Italia quando proibiva i metodi contraccettivi naturali, fino a Pio XII, o pregava “per il perfido giudeo”: poi è arrivato il Concilio Vaticano II, per fortuna. Così oggi ritengo non sia facile credere nel dialogo con i cosiddetti laici, quale io mi ritengo: parliamo della Sua Chiesa solo per biasimarla, per insultarla, per denigrarla: ho letto la Sua lettera ai presbiteri coscienziosi e credo che avremmo dovuto scriverla noi, chiedendoci perché non li vediamo mai. Sì, sono tanti a preferire il pregiudizio, e tra questi vedo tanti alti prelati siriani. Esagero? No, non credo. Costoro, all’opposto di Lei, non hanno mai proferito una sola parola in tutti questi anni per i milioni di siriani seviziati, uccisi, torturati dal regime di Damasco in numero assai maggiore rispetto a quelli torturati o uccisi dall’Isis, dei quali pure hanno taciuto se, come nella stragrande maggioranza, musulmani. Chi ricorda un singolo caso in cui abbiano parlato delle vittime musulmane dell’Isis, delle vittime non cristiane dell’Isis o dei bombardamenti dei civili da parte del regime e dei russi, dei detenuti seviziati e poi eliminati, degli spariti? Chi può dire che una volta in questi lunghissimi anni abbiano speso una parola per le donne musulmane seviziate e abusate dagli uomini di Assad o dell’Isis? E ora che nel campo profughi di al-Hol sta nascendo nel disinteresse del mondo il nuovo Isis, fatto di migliaia di donne e bambini abbandonati da tutti, bambini di pochi anni ma che nessuno vuole, chi ha sentito una sola parola da parte di questi venerandi patriarchi per loro, su di loro? Lì ci sono migliaia di bimbi che non ricevono cibo, assistenza, nulla. Pagano la colpa di essere stati generati dai loro padri. Ci sono donne violentate dai terroristi che si sono rifiutate di abbandonarli e per questo sono state rifiutate con loro. Non potevano lasciarli pur essendo loro madri contro la loro volontà, ma pur sempre madri. A loro quale Chiesa d’Oriente ha detto una parola? A chi è stata violentata in carcere, a casa, davanti ai mariti, davanti ai figli, da gruppi di miliziani di Assad, chi dalle Chiese d’Oriente ha saputo dire una sola parola in tutti questi anni? E ai cittadini di Hama, di Homs, di Yabroud e così via, a tutte quelle decina di migliaia di siriani che il regime genocidiario ha fatto seppellire in fosse comuni lungo il fiume Oronte, i patriarchi di queste antichissime Chiese hanno rivolto un pensiero?

Tutto questo lo fanno, o non lo fanno, anche contro la Sua Chiesa in uscita, la sua Chiesa dei poveri e per i poveri, la Sua Chiesa conciliare, che loro in grandissima parte anticonciliari detestano. Lo fanno perché tra loro, come Lei disse una volta, non scarseggiano gli epuloni. Il vescovo francese Dagens fu intimidito da un patriarca che aveva accusato di avere interessi economici per sostenere il regime. Quel patriarca invitava i cristiani a non lasciare la Siria, ma i suoi parenti erano già tutti all’estero. Lei sa che dopo l’incontro di Bari alcuni la criticarono apertamente per il Suo importantissimo intervento, come sa anche che sulla Dichiarazione di Fratellanza che Lei ha firmato con l’imam di al-Azhar non hanno organizzato neanche un incontro a porte chiuse. Lei allora era in Argentina, ma Le avranno detto che Assad, in occasione della visita di Giovanni Paolo II, accusò pubblicamente gli ebrei di deicidio. Ci furono reazioni dai patriarchi? Ora cercano di distruggere il senso del suo cruciale messaggio che il Suo segretario di Stato ha illustrato, la lettera che, unico al mondo, ha avuto il coraggio di scrivere ad Assad, parlando apertamente di crimini orrendi e della necessità di tutelare i diritti umani degli sfollati di Idlib. Loro quella lettera non solo l’hanno letta a dir poco con fastidio, ma ora la contrastano pure, esaltando in un comunicato patriarcale congiunto il regime e tacendone i crimini, parlando di vittoria delle “legittime istituzioni” siriane contro i terroristi. Legittime? E il terrorismo di Stato, che bombarda, depreda, saccheggia, evira, violenta, sevizia, priva di cibo, di medicine, di ospedali?
Stimatissimo e caro Papa Francesco, avrà notato che pubblicando il documento congiunto di questo 15 agosto i patriarchi siriani hanno ricordato solo i vescovi rapiti in Siria, gli altri tre sacerdoti sequestrati non hanno meritato neanche una preghiera. Questo dimostra che il cristianesimo in Siria rischia davvero di sparire. Cosa dire del ritorno in Medio Oriente di un vescovo rimosso da Papa Benedetto per motivi rimasti segreti? Il suo elogio si trova non stranamente nel libro che mette insieme le carte che portarono alle dimissioni del suo predecessore. Come mai in un volume del genere ci si occupa con tanto trasporto di un uomo punito per qualcosa che non si sa nella lontana Siria? Cosa indusse a rimuoverlo e mandarlo a pregare in Venezuela?
I crimini efferati compiuti dall’Isis erano parte di un disegno perverso favorito da tanti, un disegno di estremizzazione fondato sui nichilismi che ha posto nel mirino anche la Sua Chiesa, la Sua dedizione al dialogo e all’incontro, al legame. E’ emerso così un cristianesimo suprematista che dilaga in tutto l’Occidente. Sposa l’idea di Chiesa etnica, lodando più il Potere che il Signore.
Vede, io credo che nel destino del popolo siriano ci sia qualcosa di biblico. Sono stati scacciati dal loro Paese, ma nessuno li ha accolti, non c’era per loro una terra promessa. Così la loro diaspora è diventata la diaspora dei valori che gli sono stati negati: la solidarietà, il mutuo soccorso, la fratellanza umana. Se si considera che cosa abbia prodotto nell’Islam la deriva suprematista si capisce l’allarme che genera la diffusione nel mondo cristiano, d’Oriente e d’Occidente, di questa eresia di “chiese etniche”, legate a poteri politici esclusivisti e identitaristi. In questa prospettiva non può certo essere escluso l’uso politico dei simboli religiosi contro i profughi perché “stranieri”, “musulmani”, “invasori”. Per questo, carissimo Papa Francesco, il futuro della Siria e il futuro della sua Chiesa in uscita sono indissolubilmente legati. E la sua Chiesa è quella che ogni figlio di ciascun umanesimo dovrebbe contribuire a difendere, come può. Come fosse uno dei beni più preziosi che ci possano essere, insieme alle altre forme di pensiero religioso illuminato. Per questo io penso che i siriani non abbiano che Lei. La saluto con ammirazione e le auguro “buona onda”.