Il medico dell'Ocean Viking: "I bambini non sanno cosa sia un luogo sicuro e vivono nell'ansia"

Luca Pigozzi, medico di Medici Senza Frontiere a bordo della nave della Ong: "In molti hanno subito torture o violenze sessuali in Libia

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globalist 19 agosto 2019
Una storia che molti tentano di dimenticare: “A dieci giorni dal primo salvataggio della Ocean Viking sappiamo che l'attesa di poter scendere sulla terraferma potrebbe durare ancora. Anche se per certi versi il momento dei soccorsi è già lontano, mi sembra ieri quando ho visto le persone salire a bordo della Ocean Viking, completamente esauste". 
Inizia così la testimonianza di Luca Pigozzi, medico di Medici Senza Frontiere a bordo della Ocean Viking, la nave gestita in collaborazione con Sos Mediterranee che giorni fa ha soccorso 356 persone, di cui 103 sono bambini o minori sotto i 18 anni, in maggior parte non accompagnati.
"Prima di essere soccorse - evidenzia Pigozzi - le persone trascorrono molte ore in mare su imbarcazioni del tutto precarie, senza dormire, senza acqua né cibo. Sono disidratate, deboli, soffrono di vertigini, ipotermia, ustioni causate dal carburante o dal sole. Dopo le prime 24 ore, iniziano a riprendersi da questi sintomi iniziali. Oggi il nostro lavoro nella clinica di bordo si concentra sulle infezioni cutanee o delle vie respiratorie, le condizioni più comuni. Ma curiamo anche feriti di guerra - persone di nazionalità libica con schegge di granate a livello sottocutaneo - o adulti con patologie croniche come il diabete. Stiamo cercando di mantenere stabili le loro condizioni. A oggi abbiamo effettuato 130 visite mediche e 63 medicazioni di ferite. Facciamo del nostro meglio, ma siamo consapevoli che alcuni pazienti sarebbero curati meglio a terra".
L'emergenza a bordo più importante adesso è quella psicologica - racconta Pigozzi -. Queste persone hanno subito e stanno subendo traumi importanti. In molti hanno subito torture o violenze sessuali in Libia. Oggi l'attesa dello sbarco, consumata in uno spazio confinato in mezzo al mare, non può che peggiorare le loro condizioni".
"La maggior parte dei minori a bordo - dice il medico di Msf - non ha mai vissuto in un luogo sicuro, non sa cosa voglia dire giocare senza correre alcun rischio. Vivono nell'ansia e nell'incertezza, a volte abbiamo l'impressione che per loro questo stile di vita sia diventato 'normale'. Ma normale non è".
"Per alcune delle persone soccorse, la visita medica delle nostre équipe a bordo rappresenta la prima volta dopo tanto tempo in cui qualcuno li ascolta. C'è chi entra nella nostra clinica scoppiando in lacrime, semplicemente perché non è abituato a ricevere attenzione e rispetto. Questa è la situazione a bordo della Ocean Viking. Non abbiamo ancora un porto sicuro dove sbarcare, ma continueremo ad assistere i nostri pazienti con tutta la cura che possiamo", conclude il medico.