Alan Kurdi: a bordo anche un bimbo di tre anni ferito con armi da fuoco

La nave della Ong tedesca Sea Eye non torna in Libia e si avvicina a Lampedusa: "Noi obbediremo al diritto internazionale e non riporteremo nessuno in un paese in guerra"

La Alan Kurdi di Sea Eye

La Alan Kurdi di Sea Eye

globalist 1 agosto 2019

La Libia non è un porto sicuro. Punto e basta. Ed è veramente patetico leggere che Salvini si lamenti perché le navi che soccorrono i naufraghi non li riportino nelle mani di torturatori e in mezzo alla guerra civile.
Così dopo aver soccorso nella zona Sar libica un gommone con 40 persone a bordo, la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea eye ha ricevuto dalla Guardia costiera libica una mail in cui si indica l'assegnazione di Tripoli come porto sicuro di sbarco. Offerta naturalmente respinta.
"Noi obbediremo al diritto internazionale e non riporteremo nessuno in un paese in guerra. La Libia non è un porto sicuro", la risposta della Ong tedesca che ha fatto sapere di aver ricevuto via mail anche la notifica del divieto di ingresso in acque italiane firmato dai ministri Salvini, Toninelli e Trenta cosi' come previsto dal decreto sicurezza bis.
La Alan Kurdi ha detto di non voler violare il divieto e si appella all'Europa affinché venga trovata una soluzione negoziata per l'accogliena dei 40 migranti.
A bordo della nave, che si è avvicinata a Lampedusa, ci sono anche due neonati e un bimbo molto piccolo e le condizioni meteomarine da domani sera sono in netto peggioramento.


Salvini ha già vietato tutto e si è lamentato del fatto che la Ong non abbia violato il diritto internazionale rimandando le vittime nelle mani degli aguzzini.


Un bimbo con ferite da armi da fuoco


C'e' anche un un bimbo di tre anni con una ferita di 10 cm sulla spalla causata da un'arma da fuoco a bordo della Alan Kurdi, la nave della ong Sea Eye con 40 migranti soccorsi ieri su un gommone al largo della Libia e che ora si trova a sud di Lampedusa.


Lo ha detto la capo missione Barbara Held, spiegando che molti hanno raccontato di "terribili esperienze" passate in Libia.


I bimbi a bordo sono tre, due le donne, di cui una incinta. "Stiamo andando - ha spiegato Held - a Lampedusa e spero che troveremo un porto sicuro che definitivamente non è in Libia. La gente soccorsa ci ha detto che prima di tornare in Libia preferirebbero affogare in mare. Non lasceremo che ciò accada".