Migranti: la procura di Agrigento parte da Carola Rackete ma punta al Viminale

Le indagini mettono nel mirino proprio il ministero dell''Interno e il ministero delle Infrastrutture e i tentativi di respingimento in Libia che non è un porto sicuro

Carola Rackete

Carola Rackete

globalist 19 luglio 2019
Sotto inchiesta è Carola Rackete. Ma da Agrigento l’indagine appare più articolata. Perché la procura non sta indagando solo sulla capitana della Sea Watch, ma anche sulle azioni delle autorità italiane che in base alle indicazioni del governo hanno hanno fatto ogni tipo di pressione perché i naufraghi venissero respinti verso la Libia e questo nella piena consapevolezza che Tripoli, come chiaramente detto dal ministro degli esteri Movero e quanto affermato in molti atti ufficiali degli organismi internazionali, non può essere considerato un porto sicuro.
Quindi l’indagine riguarderà la Sea Watch ma anche l’operato del governo e dei singoli ministeri. Ad esempio - stando alle indiscrezioni pubblicate da Nello Scavo su Avvenire - “la richiesta di portare i migranti in Libia, ordine reiterato via radio e via mail su precisa indicazione del ministero dell’Interno, si aggiunge ad altri episodi ricostruiti in questi mesi dalla procura e che mettono nel mirino proprio il Viminale e il ministero delle Infrastrutture. Incrociando i rilievi svolti durante precedenti sbarchi (da Sea Watch a Mediterranea) emerge una modalità operativa a tratti incoerente: il coordinamento della Guardia costiera libica, infatti, non è svolto in autonomia da Tripoli ma spesso appare sotto la regia di Roma”.
Insomma sullo sfondo non un caso Diciotti ma una analisi a largo raggio sulla correttezza del governo e degli ordini impartiti ai ministeri.