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Don Ciotti contro la deportazione di Primavalle: "Si colpisce la povertà come se fosse un reato"

Il presidente di Libera e Gruppo Abele: "Per mera ricerca di consenso dunque di potere dipingono quelle persone alla deriva come una minaccia alla nostra sicurezza"

don Luigi Ciotti
don Luigi Ciotti

globalist

15 Luglio 2019 - 16.12


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Un governo reazionario che si compiace delle sofferenze degli ultimi. Che dice sempre prima gli italiani, ma poi quando gli italiani non sono fascisti o gente sulla quale far leva per raccattare voti, allora non vale più..
 “Nel nostro Paese la spesa sociale per il sostegno all’abitare è dello 0,13%, a fronte di una media europea del 2,5%. Delle circa 60mila sentenze di sfratto emesse due anni fa, il 90% sono state causate da morosità incolpevole, cioè impossibilità degli inquilini, colpiti da povertà relativa o assoluta al pari di milioni di italiani, di far fronte alle spese di affitto. Per questo le notizie e le immagini provenienti dal quartiere di Primavalle a Roma, dove si sta svolgendo lo sgombero forzato, con impiego cospicuo di forze di Polizia, di un edificio, tetto provvisorio di 340 persone, inclusi bambini, impossibilitate a trovare un’alternativa, destano angoscia, rabbia e molti interrogativi”.

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Lo dichiara in una nota don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele.
“Viene infatti spontaneo chiedersi che democrazia è quella che, invece di costruire giustizia sociale in un concorso di diritti e di doveri, colpisce la povertà e la disperazione come se fossero dei reati- denuncia don Ciotti – Così come viene da chiedersi che politica è mai quella che, non da oggi beninteso, invece di servire il bene comune e impegnarsi affinché a ogni persona siano garantiti i diritti fondamentali (la casa, il lavoro, l’istruzione, l’assistenza sanitaria) si concepisce e si manifesta come azione di forza, esercizio di spavaldo e compiaciuto accanimento contro le persone più deboli, indifese, spaventate”
“E tutto ciò per mera ricerca di consenso dunque di potere, quindi non prima di aver dipinto quelle persone alla deriva come una minaccia alla nostra sicurezza, parola ‘idolo’ di questa epoca in varie forme disumana. Continuo a credere, con buona parte degli italiani mi auguro, che la vera sicurezza sia quella che ci viene da una democrazia compiuta – conclude don Ciotti – che garantisca a ciascuno dignità e libertà, e ci faccia sentire un popolo in cammino, giusto, solidale, accogliente. Consapevole che il benessere del singolo deriva sempre da quello della collettività”.

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