Rivolta dei nudisti a Ravenna: "Siamo stretti come sardine"

"L’area naturista va ampliata, siamo lontani anche dai servizi igienici"

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9 Luglio 2019 - 08.37


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Le foto del primo weekend di luglio sul litorale della Bassona mostrano i 450 metri oggi riservati ai naturisti, che frequentano l’area dagli anni ‘70, affollatissimi, in palese overbooking. Come racconta su Repubblica Bologna Luca Bortolotti: accanto, 400 metri di spiaggia libera (per chi il costume lo indossa) con la presenza di solo qualche ombrellone qua e là.
“L’area naturista va ampliata, si è costretti a stare pressati in pochi metri come sardine, lontani dai servizi igienici che un turista dovrebbe avere a immediata disposizione”, denuncia Fidenzio Laghi, ex presidente Associazione nudista emiliano romagnola. Una lunga battaglia, quella che combatte dall’86 per la zona nudisti della Bassona, tra ordinanze di chiusura, riaperture, allargamenti e nuovi ridimensionamenti, in un vuoto legislativo che si protrae da un, travagliato, decennio.

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La spiaggia di Lido di Dante è stata a lungo luogo di ritrovo dei villeggianti senza veli (e uno dei più grandi tra i circa trenta in Italia), con persino l’organizzazione di un festival naturista, per poi trovarsi negli ultimi tempi a combattere la burocrazia. Un’ordinanza specifica per riconoscere quel tratto di battigia come “ spiaggia naturista” manca dal 2007, mentre la progressiva restrizione degli spazi ha lasciato i novelli Adamo ed Eva senza strutture igieniche o di servizio. Nella parte di spiaggia in cui sono stati via via confinati, infatti, non se ne possono installare perché accanto a una pineta tutelata come riserva naturale. Dal 2011 restano gli attuali 450 metri di spiaggia, gli altri son stati riservati alla nidificazione del fratino.
Nella riserva naturista di Ravenna si sta oggi stretti lettino contro lettino, incastrati come pezzi di un mosaico. Un sovraffollamento che, ricorda Laghi, “aveva già notato nel 2010 il prefetto di Ravenna Riccardo Compagnucci, che fece raddoppiare l’area. Negli anni successivi però è stata nuovamente ristretta, tornando insufficiente. Ma Compagnucci ormai non era più prefetto qui” .
E dire che nei tempi d’oro la Bassona è arrivata ad ospitare anche tremila turisti l’anno, con le amministrazioni a chiudere un occhio sui vuoti legislativi in nome dell’indotto che i naturisti una volta reindossati i vestiti portano in bar, ristoranti, alberghi. Nel 2012 il momento più critico, la crociata dell’allora sindaco Pd Matteucci per rimettere il costume ai bagnanti di Lido di Dante, sfrattando i nudisti dalla Riviera e incaricando la Forestale di sanzionare chi girasse “con gli organi genitali ben in vista”, da definizione di verbale.
Le sentenze hanno però sempre dato ragione a chi, multato, ha fatto ricorso, e girare con quegli specifici organi in vista è di nuovo tollerato. Ma ancora oggi senza un’ordinanza che lo riconosca ufficialmente, e adattandosi a star gomito a gomito coi vicini d’ombrellone.
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