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Polizia violenta: carica un presidio di solidarietà e rompe la camera a un reporter

Succede a Torino: il reporter si chiama Roberto Chiazza e ha documentato il tutto: "sembrava che caricassero per motivi personali, erano carichi di rabbia"

Un frame del video
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globalist

9 Luglio 2019 - 19.33


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Una brutta storia quella riportata da Fanpage, che ha contattato Roberto Chiazza, reporter che ieri sera si trovava al presidio organizzato all’estero del Centro di Permanenza e Rimpatrio di Torino per documentare la protesta contro la morte di un detenuto di 32 anni. 
Chiazza ha raggiunto il presidio, si è qualificato come giornalista ai poliziotti presenti in assetto antisommossa e ha cominciato a riprendere. Descrive la situazione come molto tranquilla e non violenta: i manifestanti urlavano slogan di solidarietà per il ragazzo morto e contro il razzismo e a un certo punto stavano addirittura cominciando a defluire. 
È stato a quel punto che, racconta il reporter, la polizia ha avuto l’ordine da uno di loro di caricare a freddo i manifestanti: “Ho iniziato a registrare. Ho ripreso il momento in cui gli agenti manganellavano un ragazzo in bicicletta e un altro con le mani alzate, inerme”. 
“Lo stesso agente che aveva dato il via alla repressione si è avvicinato a me, mi ha dato una manata in faccia, un calcio a una mano e poi ha colpito la macchina fotografica danneggiando il motore della messa a fuoco automatica. Un danno importante, soprattutto per chi come me lavora usando una macchina fotografica”. 
Chiazza sostiene che ” sembrava che i poliziotti non stessero intervenendo per risolvere una situazione di pericolo, ma quasi mossi da motivazioni “personali”. Erano carichi di rabbia. Mi è stato riferito, ma non l’ho visto personalmente, che uno di loro a un certo punto ha lasciato il manganello e ha sfidato i manifestanti a mani nude, mostrando i pugni. E’ assurdo”. 

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