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Alessandro Metz di Mediterranea: "se salvare vite è un crimine, allora sono un criminale"

L'armatore di Mediterranea sulle sanzioni del Viminale alla Alex: "vogliono impedirci di tornare per mare, ma Mediterranea non si fermerà"

Mediterranea
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globalist

8 Luglio 2019 - 15.59


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“Mediterranea non si ferma e non si fermerà”. Lo ha dichiarato Alessandro Metz, armatore della Ong, a commento dei provvedimenti sanzionatori che hanno colpito la nave Alex, confiscata dalle fiamme gialle e oggetto di una multa. Inoltre, il comandante e il capo missione sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le sanzioni si basano sul decreto sicurezza bis e per Metz “sono una forzatura da parte del Viminale nel voler portare a casa un risultato politico, in maniera sanzionatoria, per tentare di impedire la possibilità di rientro in mare. Ma non succederà”. 
Metz assicura di volersi fare ascoltare dai magistrati, portando tutta la documentazione. “Non so cosa rischio e in questo momento non è importante. L’essere presenti in mare, salvare vite umane…se questo è un crimine, allora sono un criminale”.
Nella vicenda della Sea Watch 3, il gip di Agrigento ha scarcerato la comandante Carola Rackete in base alle convenzioni internazionali, alla legge del mare e anche alla Costituzione italiana che impongono di salvare vite. E l’armatore si dice sicuro: “Non sono due articoli di un decreto sicurezza che possono stravolgere questo quadro di diritto, siamo assolutamente tranquilli perchè ci stiamo muovendo dentro il quadro di diritto e delle leggi e sul piano del decreto di sicurezza bis ci sarà discussione anche sul piano della costituzionalità di quel decreto”.
Per questo Metz vuole querelare di nuovo Salvini come già in passato: “Ho fatto querela-esposto a Matteo Salvini perché c’erano tutte le caratteristiche della diffamazione nei nostri confronti. L’altro ieri Salvini ha detto che siamo trafficanti, anche di questo deve rispondere”.
Fermarsi non è un’opzione: “Se arretriamo non è solamente per i migranti, gli stranieri e i profughi, ma diventa un arretramento per il diritto di tutti; ciò significa peggiorare le condizioni di vita nel nostro paese”.

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