Un raid aereo uccide 44 migranti in un lager libico

In un comunicato, il governo appoggiato da Onu e Stati Uniti accusa del bombardamento il sedicente Esercito nazionale libico guidato dal generale Khalifa Haftar.

Raid in Libia

Raid in Libia

globalist 3 luglio 2019
Un appello alla comunità internazionale affinché prenda posizione contro "crimini odiosi" e "attacchi premeditati" è stato rivolto oggi dal governo di Tripoli dopo i bombardamenti aerei che, alla periferia della capitale, hanno colpito un centro di detenzione per migranti. Secondo responsabili dei servizi di soccorso, nei raid hanno perso la vita almeno 40 persone, perlopiù giunte in Libia da altri Paesi dell'Africa. Proprio ieri responsabili dell'Esercito nazionale libico che fa capo al generale Khalifa Haftar avevano annunciato un intensificarsi dei bombardamenti contro le postazioni dell'esecutivo di Fayez Al-Serraj e delle forze tripoline. I raid di questa notte hanno colpito nell'area di Tajoura, circa 20 chilometri a est della capitale.
"Apprendo, con sgomento, del bombardamento notturno a Tajoura, nei pressi di Tripoli, che ha colpito un centro per migranti, causando la morte di decine di persone, tra i quali donne e bambini. Un'ulteriore tragedia che mostra l'atroce impatto della guerra sulla popolazione civile": lo ha dichiarato in una nota il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero. "La netta condanna dei bombardamenti indiscriminati di aree civili, si accompagna all'appello a fermare un aggravarsi delle ostilita' che mette continuamente in gravissimo pericolo vite umane e distrugge infrastrutture essenziali per la popolazione - ha proseguito -. Occorre garantire, immediatamente, misure di seria protezione per i civili e, in particolare, trasferire i migranti che si trovano nelle strutture di raccolta in luoghi al sicuro dai combattimenti e sotto la tutela delle Nazioni Unite".