Carola Rackete: "Temevo che i migranti potessero togliersi la vita"

La Capitana parla dagli arresti domiciliari attraverso i suoi legali: "Non potevo obbedire e riportarli in Libia, mi dispiace aver speronato la Motovedetta della Finanza e mi scuso ancora"

Carola Rackete

Carola Rackete

globalist 30 giugno 2019

Si è resa le sue responsabilità, anche perché lei dice. - e tutti confermano - che ha agito in uno stato di necessità per evitare ulteriori sofferenze alle persone che aveva a bordo e che erano allo stremo.
"La situazione era disperata. E il mio obiettivo era solo quello di portare a terra persone stremate e ridotte alla disperazione. Avevo paura". Lo dice la comandante della Sea watch, Carola Rackete, in un'intervista al 'Corriere della Sera' rilasciata attraverso i suoi legali. "Da giorni facevamo i turni, anche di notte, per paura che qualcuno si potesse gettare in mare. E per loro, che non sanno nuotare, significa: suicidio. Temevo il peggio. C'erano stati atti di autolesionismo".
La comandante della nave, che nella manovra di sbarco ha investito la motovedetta della Guardia di Finanza che le intimava l'alt, dice che si è trattato di un "errore" di "avvicinamento alla banchina". "Non volevo certo colpire la motovedetta della Guardia di finanza. Non era mia intenzione mettere in pericolo nessuno. Per questo ho già chiesto scusa e lo rifaccio: sono molto addolorata che sia andata in questo modo".


E spiega perché si è diretta verso l'Italia disobbedendo al coordinamento internazionale: "Per me era vietato obbedire. Mi chiedevano di riportarli in Libia. Ma per la legge sono persone che fuggono da un Paese in guerra, la legge vieta che io le possa riportare là".
La prima notte agli arresti domiciliari
Prima notte agli arresti domiciliari per Carola Rackete, la giovane comandante della Sea watch finita ieri mattina in manette dopo avere disatteso l'ordine di divieto di sbarco al porto di Lampedusa.
 La capitana 31enne ha trascorso la notte in una abitazione privata di Lampedusa, eletta come suo domicilio temporaneo in attesa del suo trasferimento ad Agrigento per l'interrogatorio di garanzia davanti al Gip del Tribunale.
 Rackete potrà avere contatti solo con i suoi legali che ieri l'hanno supportata nella caserma della Guardia di Finanza dove è rimasta per quasi tutta la notte.