Carola Rackete ha scelto la vita dei migranti ed è stata arrestata

Dopo giorni in attesa di approdo la nave della Ong si è trovata nella necessità di far sbarcare gente allo stremo

Carola Rackete

Carola Rackete

globalist 29 giugno 2019
Costretta a disobbedire dopo quello che è stato, di fatto, un sequstro nel mare con la nave e i migranti costretti a languire per giorni.
Una sfida, una provocazione di Stato per costringere gente allo stremo a non rispettarev più le indicazioni.
La capitana della Sea Watch, Carola Rackete, ha deciso di entrare nel porto di Lampedusa nonostante il blocco ed è stata arrestata dalla Gdf e andrà ai domiciliari. L'accusa è di resistenza e violenza contro nave da guerra, che prevede una pena dai 3 ai 10 anni di reclusione. Per effetto del dl Sicurezza, l'Ong dovrà pagare una multa da 20mila euro. Intanto i 40 migranti sono stati fatti sbarcare e trasferiti nel centro d'accoglienza.
La nave è stata condotta a due miglia dalla costa di Lampedusa per motivi di sicurezza. La presenza dell'imbarcazione in porto dava luogo a due problemi: il primo riguarda i decolli e gli atterraggi degli aerei, in quanto l'albero della Sea Watch 3 è molto alto e interferisce all'interno del cuneo di sicurezza di decolli e atterraggi del vicino aeroporto; il secondo riguarda i traghetti di linea che collegano Lampedusa con il resto della Sicilia, in quanto la nave della Ong impedisce il loro attracco.
La Rackete è considerata responsabile della violazione dell'Articolo 1100 del codice della navigazione. Alla comandante potrebbe essere contestato anche il tentato naufragio della motovedetta della guardia di finanza, speronata dalla nave durante la manovra di attracco. In precedenza la Rackete era stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Agrigento per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per rifiuto di obbedienza a nave da guerra.
Danneggiata la motovedetta della Gdf - Prima di attraccare, una motovedetta della guardia di finanza ha tentato infatti più volte di impedire l'ormeggio fino a quando si è dovuta sfilare per non rimanere incastrata fra la Sea Watch 3 e la banchina. Il mezzo dovrà essere portato quasi sicuramente in cantiere per essere riparato. L'unità della Gdf stava ormeggiando quando è stata speronata dalla nave dell'Ong tedesca. Solo grazie alla prontezza del pilota e a un perfetto coordinamento dell'equipaggio è stato evitato il peggio. La motovedetta, infatti, è in vetroresina mentre la nave è in ferro; il problema riguarda naturalmente anche le dimensioni delle due imbarcazioni, che sono in rapporto di uno a trenta circa.
L'Ong: "Non avevamo scelta" - "Non avevamo scelta. Alla comandante non è stata data alcuna soluzione di fronte a uno stato di necessità dichiarato trentasei ore fa e quindi era sua responsabilità portare queste persone in salvo", ha affermato la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi. "La violazione - ha aggiunto - è stata non del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni".
La Procura: "Violenza inammissibile" - "Le ragioni umanitarie non possono giustificare atti di inammissibile violenza nei confronti di chi in divisa lavora in mare per la sicurezza di tutti", ha sottolineato il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio.