Parlano i genitori di Carola Rackete: fieri di nostra figlia, sta facendo la cosa giusta

Quando era più piccola ha girato tutto il Sudamerica in autostop. È stata in Antartide e al Polo Nord, ha fatto per otto mesi la volontaria in una riserva in Kamtchatka, e andata in Pakistan da sola e non ci ha mai dato preoccupazioni

La famiglia di Carola Rackete

La famiglia di Carola Rackete

globalist 28 giugno 2019
La famiglia della Capitana della Sea Watch risiede a Ovelgönne, frazione di Hambühren, in Bassa Sassonia. Il signor Ekkehart risponde al telefono con la voce serena: «Se sono orgoglioso di mia figlia? Certo che sì. Preoccupato per lei? Ma no, se la sa cavare». L’ingegner Ekkehart, 74 anni, è il papà di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, la ragazza che Matteo salvini ha definito una «sbruffoncella», e di sua figlia dice: «Si possono non condividerne i modi, ma sta facendo la cosa giusta». Racconta tutto Sandro Orlando sul Corriere.it.
La signora Siglinde, dalle sue spalle, gli fa eco: «Quello che sta facendo esprimepienamente il suo carattere, Carola fa sempre quello che ritiene giusto». Solo che mentre la mamma ammette di aver paura, il papà, un ingegnere elettronico in pensione dopo 30 anni di lavoro nell’industria militare, si mostra tranquillo: «Mia figlia ha 31 anni, e sa quello che fa». Aggiungendo poi divertito: «Carola parla cinque lingue e conosce anche un po’ di italiano, speriamo solo che non abbia il modo di perfezionarlo in qualche vostro carcere».
«Quando era più piccola ha girato tutto il Sudamerica in autostop. È stata in Antartide e al Polo Nord, ha fatto per otto mesi la volontaria in una riserva in Kamtchatka, e andata in Pakistan da sola e non ci ha mai dato preoccupazioni», continua il signor Ekkehart, spiegando di aver sentito sua figlia l’ultima volta domenica scorsa, quando era già vicino Lampedusa: «Ma la linea era molto disturbata, e abbiamo comunicato poi via mail».
Lui è stato un ex ufficiale della Marina, «colonnello», aggiunge in italiano. Se questoha influito sulle scelte di Carola? «Ma no, io al massimo ho navigato su una barca a vela». Eppure mentre la più grande, Barbara, ha seguito le sue orme, studiando ingegneria all’università di Hannover, l’altra ha deciso dopo le superiori di intraprendere la carriera marittima, e si è iscritta alla scuola nautica di Elsfleth, vicino Brema. «All’epoca era miope, e con quel difetto visivo non poteva essere ammessa. Così decise di farsi l’operazione col laser». Dopo otto semestri di corsi ed esercitazioni Carola comincia così ad imbarcarsi come ufficiale di complemento sulle navi da crociera in Sudamerica. «Lavorava dai tre ai sei mesi, ma poi il resto dell’anno viaggiava». È un po’ una mania di famiglia questa, perché anche Barbara gira molto in Sudamerica come volontaria di Ong cristiane, prima di essere assunta nella filiale della Volkswagen in Messico, e poi in quella in Brasile.