Strasburgo delude le speranze della Sea Watch: non chiederà lo sbarco a Lampedusa

L'attivista tedesca: "La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione. Non bisognava arrivare a questo punto"

Carola Rackete, comandante della Sea Watch

Carola Rackete, comandante della Sea Watch

globalist 25 giugno 2019

La Corte europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha deciso di non applicare le "misure provvisorie" richieste dalla nave Sea Watch 3, e di non chiedere dunque alle autorità italiane di far sbarcare i migranti soccorsi in mare e da giorni a bordo della nave, alla quale è stato impedito di entrare nel porto di Lampedusa.


Nello stesso tempo la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, pur avendo respinto la richiesta delle persone a bordo della Sea Watch 3, ha comunque "indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l'assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell'età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave".
Prima del pronunciamento le parole di Carola Rackete
Ora siamo vicini allo scontro finale, bisogna solo aspettare cosa decideranno a Strasburgo.
"Io voglio entrare. Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa. Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell'uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì".


Così Carola Rackete, la 31enne comandante tedesca della nave Sea Whatch 3. "So che c'è il rischio di essere multata e che la nave verrà sequestrata, ma io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più - prosegue la capitana - La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione. Non bisognava arrivare a questo punto".
"I migranti a bordo sono disperati. Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle - racconta Rackete - Non ce la fanno più, si sentono in prigione. L'Italia mi costringe a tenerli ammassati sul ponte, con appena tre metri quadrati di spazio a testa. Ci sono anche tre minorenni, ragazzi di 11, 16 e 17 anni. Non stanno male, ma in Libia hanno subito abusi. Il 14 giugno ho fatto richiesta al Tribunale dei minorenni di Palermo perché prendesse in carico il loro caso. Non mi ha risposto nessuno".


"Secondo Salvini dovremmo andare in Olanda? E' ridicolo, bisognerebbe circumnavigare l'Europa!", sottolinea la comandante della Sea Watch, "Oltretutto anche l'Olanda non collabora, Malta ha negato l'autorizzazione e la Tunisia non ha una normativa che tuteli i rifugiati" aggiunge Rackete.
"Come sono finita nel Mediterraneo a salvare i migranti? La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare 3 università, a 23 anni mi sono laureata. Sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto, ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità", conclude Rackete.