Gli orrori di Forza Nuova, in sette a processo per violenze e stupro

Il fatto avvenne il 27 settembre del 2014: esponente di estrema destra violentò una militante, fu punito dai compagni al termine di un processo sommario

Manifestazione di Forza Nuova

Manifestazione di Forza Nuova

globalist 13 giugno 2019

Sette militanti di Forza Nuova sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di aver svolto due processi sommari contro altrettanti aderenti al partito. Come racconta Giulio De Santis sul Roma.Corriere.it, tra i «processati» da FN un ottavo attivista, pure lui rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale per aver costretto una militante a un rapporto orale.




Il primo «processo», tenuto in un casale in via Tiberina 801 tra busti del duce e croci naziste, ha come «giudici» solo due aderenti di Forza Nuova: Giovanni Maria Camillacci, 30 anni, e Alessio Costantini, 28 anni, accusati entrambi di lesioni e violenza privata. La persona punita è l’autore dell’abuso sessuale contestato dalla procura: Daniele De Santis (omonimo dell’assassino di Ciro Esposito) «imputato» per aver violentato una simpatizzante di Forza Nuova nella sede del partito in via Amulio.
Fatto avvenuto il 27 settembre del 2014 per il quale Camillacci e Costantini lo avrebbero messo alla «sbarra» pochi giorni dopo, l’1 ottobre, colpendolo sul volto e sparandogli un colpo d’arma da fuoco vicino all’orecchio. Fatto per il quale poi De Santis ha perso l’udito.




Sempre nello stesso luogo, ma il 30 marzo del 2015, si è svolto – per l’accusa – un secondo «processo» ad Alessandro Catani, militante, 30 anni. A dargli una lezione sono per l’accusa Stefano Pinti, Andrea Palmieri, Alessio Castelli, Matteo Stella, Andrea Di Cosimo (età tra i 20 e i 30 anni), insieme a Costantini e Camillacci, che avrebbero preso a botte e manganellate Catani, «reo» ai loro occhi di aver scatenato giorni prima una rissa per via di una discussione politica. Il numero degli imputati per cui il gup ha disposto il processo sale a nove con il rinvio a giudizio di Gabriele Masci, altro attivista di FN, accusato di propagandare su Facebook tesi negazioniste dell’olocausto e sulla superiorità della razza bianca. Propaganda che prevedeva per Masci – filonazista secondo la procura - atti di violenza contro cittadini bengalesi, rimasti però sempre sulla carta.