Chi rimanda i migranti nelle mani degli aguzzini libici ricordi cosa accadde a Liliana Segre

La senatrice a vita fu respinta dagli svizzeri e poi finì ad Auschwitz. Noi tranquillamente rimandiamo donne a baambini nelle grinfie di torturatori e stupratori.

In Libia sono 40 mila gli sfollati

In Libia sono 40 mila gli sfollati

globalist 13 giugno 2019

Molti dovrebbero ricordare a se stessi e agli altri il racconto di Liliana Segre. Dopo le leggi razziali e l’inizio delle persecuzioni contro gli ebrei, lei e il padre decisero, anzi furono costretti, a pagare una somma ingente per chiedere ad alcuni contrabbandieri di aiutarli a entrare clandestinamente in Svizzera.
Ma una volta sul confine l’incontro con un gendarme svizzero che bloccò loro il passo. A nulla valsero le preghiere. A nulla valse tentare di spiegare che loro stavano fuggendo da un paese che perseguitava gli ebrei e che rispedirli indietro poteva significare condannarli a morte.
Magari avrà pensato che erano solo scuse, che si trattava di fannulloni che tentavano di entrare per campare a spese degli svizzeri.
Tant’è, ha raccontato la Segre, non solo li ricacciò indietro, ma gettò lindo una discesa perfino le valigie, per disperdere lunghi il pendio le poche cose che la Segre il padre si erano portati dietro.
Quella disumanità costo la vita al padre della Segre e a lei il capo di concentramento, tra le poche a sopravvivere alla Shoah.
Cosa possiamo pensare di quel funzionario svizzero e della sua disumanità?
Nulla è paragonabile alla Shoah, tuttavia dovremmo vedere quante similitudini ci sono tra le storie di persone che fuggono da guerre e persecuzioni e vengono rispedite nelle mani dei loro aguzzini da funzionari e politici senza scrupoli.
Ma se poi, contro ogni evidenza, i rappresentanti provvisori del governo italiano sono così sicuro che la Libia sia un porto sicuro potrebbero mandarci i loro figli a fare una vacanza. Così, tanto per dimostrare che ci credono davvero.