Ora il Pd pensa a come ricostruire un nuovo centro-sinistra

Nonostante le 'ferite' lo staff di Zingaretti guarda le cose positive: "Dai territori il segnale è forte: c'è un nuovo bipolarismo. L'alternativa a Salvini è possibile"

Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti

globalist 10 giugno 2019
Il lavoro è tanto e il problrema è che intorno alla Lega ci sono partiti di destra con un certo consenso. Intorno al Pd poco e quel poco diviso.
Adesso i democratici vogliono guardare il bicchiere mezzo pieno. Ferite molto dolorose Qualche "ferita", come Ferrara e Forlì, ma "belle vittorie e riconquiste", come Livorno e Rovigo. E un fronte, quello delle vecchie 'regioni rosse' Emilia e Toscana, che tiene nonostante tutto. Un punto di partenza, insomma. Come lo è stata la percentuale delle europee. Per dire che il Pd è in partita, che torna il bipolarismo con i 5 Stelle in ruolo marginale e che l'alternativa a Matteo Salvini è da costruire ma è possibile. E da costruire partendo proprio dal modello delle coalizioni vincenti nella città.
Ma c'è un dato che soprattutto viene sottolineato al Nazareno: stavolta ai ballottaggi gli elettorati di Lega e M5S non si sono sovrapposti, non si sono coalizzati contro il Pd. "Per noi questo è il dato politico di oggi. Dopo anni in cui ai ballottaggi i voti di Lega e 5 Stelle si sommavano contro di noi, ora non è più così. E questo rende ogni partita contendibile. Il voto ci dice che siamo in partita e che la sfida è tra noi e il centrodestra", dicono dalle parti del segretario Nicola Zingaretti. A cominciare dalle prossime sfide, come le regionali in Emilia Romagna.
"Dai territori il segnale è forte: c'è un nuovo bipolarismo. L'alternativa a Salvini è possibile ed è rappresentata dal Pd e da un nuovo centrosinistra. Ora andiamo avanti: proponiamo e pensiamo a un 'Piano per l'Italia'", scrive Zingaretti su Fb. In settimana forse verrà completata la nuova segreteria. Un organismo del quale non dovrebbero far parte le minoranze dell'area Lotti-Guerini e degli ultrarenziani di Roberto Giachetti. "Noi non abbiamo chiesto nulla, né ci è stata avanzata una proposta dal segretario", dicono da Base Riformista. Resta sullo sfondo, poi, la vicenda Csm che vede coinvolti Luca Lotti e Cosimo Ferri. Dal Pd smentiscono che Zingaretti abbia chiesto le dimissioni di Ferri. "Non c'è un avviso di garanzia, non chiediamo a nessuno di dimettersi".
 Dovrebbero invece entrare in segreteria esponenti dell'area Martina che oggi ha sollecitato Zingaretti a lavorare per "alleanze aperte e a una nuova fase costituente. La sfida è Pd contro una destra pericolosa e estrema". Una sfida che al Nazareno non sanno quando potrebbe concretizzarsi ma "quando sarà, dobbiamo farci trovare pronti". Per questo Zingaretti vuole andare avanti nella costruzione di un programma e "intorno a questo costruiamo una nuova alleanza".
La linea è quella delineata ieri da Romano Prodi che ha parlato di una "coalizione riformista". "Assolutamente sì", dice Marina Sereni, responsabili Enti locali del Pd. "Se vai a guardare i dati del territorio, dove abbiamo costruito coalizioni larghe, veramente inclusive e civiche questo ha portato risultati. Dove si è litigato, non è andata bene. Il Pd ha la responsabilità di mettersi al lavoro e al servizio di un nuovo centrosinistra. Noi dobbiamo costruire su scala nazionale uno schema che rassomigli il più possibile a quello che abbiamo visto vincere nei comuni".
Dalla minoranza arriva una lettura un po' diversa dei dati. E Andrea Marcucci rivendica come il modello vincente non sia quello delle coalizioni larghe alla Zingaretti, piuttosto quello del Pd toscano e renziano. "In un secondo turno con luci ed ombre per il centrosinistra, spicca il successo pieno ottenuto dal Pd in Toscana. Credo che sia ancora una volta in Toscana il laboratorio del centrosinistra, che funziona meglio in Italia". E a Matteo Renzi che ieri si è scagliato con durezza contro Enrico Letta, Sereni raccomanda: "Renzi ha un suo profilo ed è sicuramente una personalità importante. Ma credo che valga per lui, come per tutti, un principio: se il Pd vuole essere punto di riferimento di un nuovo centrosinistra deve guardare avanti e non indietro".