Incinta, con una bimba di un anno ora in strada per il decreto Salvini: interviene l'Anci

Salvatore Adduce, presidente dell'Anci lucana, interviene sul caso della donna che ha chiesto asilo politico nel 2016

Migranti

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globalist 4 giugno 2019

Una vergogna senza se e senza ma: è intervenuto l’Anci Basilicata dopo il caso della giovane mamma nigeriana, madre di una bambina di un anno e nuovamente incinta, a cui è stata revocata l'accoglienza al Cas di Matera dove è ospitata perché non più titolare di protezione internazionale. La donna ha chiesto asilo politico già dal 2016. ''Ennesimo esempio delle conseguenze nefaste del decreto sicurezza e delle circolari del ministero dell'Interno'', sostiene Salvatore Adduce, presidente dell'Anci lucana. ''Persino le Prefetture della Basilicata che in questi anni si sono sempre distinte per la capacità di governare il fenomeno migratorio con spirito umanitario e nel rispetto della legge, in una linea di grande collaborazione con i Comuni - aggiunge Adduce - si trovano in una situazione imbarazzante.
Secondo l'Anci lucana, poiché la richiesta di asilo è del 2016, ''per questo caso si deve applicare la vecchia normativa - dice Adduce - che prevede per la giovane mamma nigeriana e per i figli l'inserimento in via prioritaria in uno Sprar (oggi Siproimi) che consenta alla donna di intraprendere quel virtuoso percorso sociale e lavorativo nel territorio italiano. Il suo, infatti, è uno stato di estrema ''vulnerabilità soggettiva'' essendo diventata madre di una bimba nata in Italia. Pochi giorni dopo questo riconoscimento è invece scattato il provvedimento di revoca dell'accoglienza con l'obbligo di lasciare la struttura che la ospitava entro dieci giorni''.


Per questa ragione l'Anci ha chiesto un incontro urgente alla Prefettura di Matera ''per valutare questa situazione e più in generale i gravi problemi generati dal decreto sicurezza''.