Sbarcati i migranti a Genova: tanta sofferenza, alcuni di loro sono morti

Il pattugliatore della Marina Militare 'Cigala Fulgosi' ha attraccato con a bordo un centinaio di migranti salvati al largo della Libia. 

La nave Fulgosi arriva a Genova con i migranti

La nave Fulgosi arriva a Genova con i migranti

globalist 2 giugno 2019
Ora speriamo che le loro le sofferenze siano finite: si sono concluse le operazioni di sbarco dei migranti a bordo del pattugliatore della Marina Cigala Fulgosi che ha attraccato a Calata Bettolo, nel porto di Genova. Come confermato da Sergio Gambino della Protezione civile regionale, i primi a scendere sono stati donne e bambini seguiti, a qualche ore di distanza, dagli uomini. I migranti sono di sei nazionalità diverse: Libia, Camerun, Somalia, Costa d'Avorio, Mali e Nigeria. In totale ci sono cento persone, tra le quali 23 minori e 17 donne, alcune incinte.
Donne e bambini in via precauzionale sono stati trasferiti all'ospedale Galliera e al pediatrico Gaslini. I 60 uomini adulti invece vengono assistiti dal personale medico che si trova in calata Bettolo nella tendopoli allestita dalla Ceice Rossa. Dopo l'assistenza medica e l'identificazione verranno trasferiti in due centri della Cei a Genova. "Da indicazioni del Viminale - ha spiegato Sergio Gambino della Protezione civile regionale - pare che i bambini non accompagnati restino a Genova".
La Squadra mobile della questura di Genova è salita a bordo per iniziare le indagini sulla possibile presenza tra i profughi degli scafisti. In banchina sono presenti anche alcuni mediatori culturali per facilitare i colloqui. Si registrano anche alcuni casi di scabbia.
"Ci hanno raccontato le sofferenze indicibili di due giorni in mare e sembra che ci siano stati dei morti tra i compagni di viaggio". Lo ha detto Paolo Cremonesi, direttore del pronto soccorso dell'ospedale Galliera, che ha coordinato l'assistenza medica sottobordo al pattugliatore Cigala Fulgosi.
L'accoglienza della Chiesa
Tanto odio nei loro confronti ma anche tanta solidarietà. C’è chi avrebbe preferito affogassero in mare e chi è contento che loro siano vivi.
Tra questi ultimi i 'camalli', i lavoratori del porto genovese che hanno esposto uno striscione di benvenuto ai rifugiati e la Chiesa che sotto impulso della Cei e grazie alla spinta di Papa Bergoglio ogni giorno dà sempre più prova di fare gesti concreti di solidarietà.
 "Queste persone hanno bisogno di fermarsi, di capire, bisogna dare un segnale chiaro di accoglienza. Che sia a Genova o da qualche altra parte noi siamo qui per dire che Genova manifesta costantemente, pur col suo carattere chiuso, questa solidarietà che viene dal mare. Noi siamo marittimi. Noi le persone non le lasciamo nell'acqua".
Lo ha detto don Martino, responsabile dell'ufficio Migrantes della curia genovese arrivando sottobordo al pattugliatore Cigala Fulgosi che ha portato a Genova i cento profughi salvati al largo della Libia "Il campus di Coronata ha dato disponibilità all'accoglienza - ha detto riferendosi al campus per rifugiati allestito sulle alture di Genova - e quando ho chiesto ai parrocchiani su Whatsapp se fossero stati disposti ad accogliere qualche donna con bambini, ho avuto una valanga di sì".