Liliana Segre: "Mettere al centro la Costituzione contro indifferenza e barbarie"

La senatrice a vita sopravvissuta all'Olocausto parla con l'Avvenire: la rottura è avvenuta pian piano, con le parole oscene di esaltazione del fascismo e del nazismo

Liliana Segre

Liliana Segre

globalist 26 maggio 2019

La scelta di Mattarella di nominarla senatrice a vita è stata un momento altissimo del lavoro del presidente della Repubblica, stimato garante della Costituzione e difensore delle conquiste democratiche dell’Italia.


E adesso Liliana Segre è diventata una delle voci più autorevoli del nostro panorama politico, lei che si è definita una ‘nonna’ sorpresa di essere andata in Senato.
“Mi sono sempre battuta contro l’indifferenza”, che oggi ”è rispuntata un po’ ovunque, come una malapianta”. 
Parole della senatrice con l’Avvenire sull’attacco al Terzo settore, in merito al quale la senatrice a vita sottolinea la forza della Costituzione, che è “tra le migliori al mondo” e “non può essere aggirata o superata facilmente”.
“Non c’è un aspetto della nostra quotidianità in cui non siamo sfiorati dall’indifferenza. Lo vediamo persino per strada ed è un segnale che rattrista, sembra che tutto sia stato inutile”, dice Segre in riferimento agli anni bui delle leggi razziali. La storia, sottolinea, “va rimessa al centro dei programmi scolastici, perché è l’antidoto alla barbarie. Le tragedie sono dovute proprio all’indifferenza dei più. Per uscirne, occorre una scelta libera, una scelta di coscienza come è stato nel mio caso”.
Il Terzo settore, seppur non citato, è presente nella Carta, che riconosce la “libertà di associazione”, tutela le “forze sociali” e richiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. E’ il frutto del “gran lavoro fatto dai nostri padri costituenti”, osserva Segre.
Ora qualcosa sembra essersi rotto, e “forse si era rotto già da un pò, forse la rottura è avvenuta pian piano, con le parole oscene di esaltazione del fascismo e del nazismo. Solo che almeno prima ci si vergognava, adesso - conclude - non ci si vergogna più di nulla”.