L'assessore arrestato: "Ho fatto un accordo con Salvini per il ballottaggio"

Le indagini che hanno portato all'arresto del sindaco di Legnano fanno emergere storie di malaffare e di accordi spregiudicati

Il sindaco di Legnano Fratus e Salvini

Il sindaco di Legnano Fratus e Salvini

globalist 16 maggio 2019

Un mercato delle vacche: io do a te e tu dai a me. "Prima del ballottaggio a livello regionale io ho fatto un accordo con Paolo Lalli, Salvini e quell'altro provinciale loro della Lega in cui Paolo Lalli e Guidi, hanno detto che mi avrebbero appoggiato al ballottaggio e che io in cambio gli avrei dato un posto, quindi devo mantenere questa promessa che ho fatto io, Gianbattista Fratus, per cui per Aemme Linea Ambiente non do nessun consigliere in quota a nessun partito. Li scelgo io quindi". 



E quanto emerge in una intercettazione dell'inchiesta sulle nomine a Legnano tra l'assessore alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini, finita ai domiciliari, e l'assessore comunale Letterio Monaco. 


Una conversazione che sottende, a dire degli inquirenti, "le reali motivazioni sottese alla nomina di Martina Guidi". 


Il pactum sceleris


A parlare nell'intercettazione è l'assessore Lazzarini ma il riferimento è a quello che gli inquirenti chiamano il "pactum sceleris" tra il sindaco di Legnano Gianbattista Fratus e Luciano Guidi, candidato come sindaco nella lista Alternativa Popolare ma sconfitto al primo turno e ago della bilancia nella vittoria al ballottaggio del primo cittadino leghista. Nelle parole intercettate dell'assessore Lazzarini, finita ai domiciliari, c'è "la chiave di lettura più genuina della natura costruttiva di genesi elettorale della nomina di Martina Guidi", figlia dell'esponente politico.  In tre conversazioni telefoniche emerge più volte come la sua nomina è legata a un "accordo politico che aveva preso Gianbattista con Guidi... per il ballottaggio".
In particolare nella telefonata del 19 marzo 2019 l'assessore Lazzarini rimarca al collega Munafò: "Non l'abbiamo sistemata noi la figlia di Guidi...le nomine sono del sindaco, il sindaco".  Ed è ancora più esplicita quando cita che Fratus avrebbe fatto "un accordo con Paolo Alli, Salvini e quell'altro provinciale loro della Lega" in cui "Paolo Alli e Guidi" avrebbero appoggiato il candidato leghista al ballottaggio in cambio di "un posto", ossia la nomina di Martina Guidi nel cda di Aemme Linea Ambiente, azienda a capitale interamente pubblico. Una promessa poi mantenuta dal sindaco. 
Il prezzo pagato dal sindaco di Legnano
Dalle indagini su Piazza Pulita è emerso ''il prezzo'' pagato dal sindaco di Legnano per l'appoggio elettorale. A raccontarlo nella conferenza stampa è il sostituto procuratore di Busto Arsizio, Nadia Calcaterra.
''E' emerso -ha sottolineato- come il sindaco nel 2017 abbia stretto un accordo in sede di ballottaggio con uno dei candidati che aveva perso al primo turno elettorale. In virtù di questo accordo il sindaco avrebbe assicurato, in cambio dell'appoggio elettorale promesso, una nomina, a lui o altra persona all'interno di una società municipalizzata, situazione che effettivamente le indagini hanno permesso fotografare. Alla fine dello scorso anno il prezzo è stato pagato dal sindaco, il quale ha costretto a dimettersi una consigliera di una società municipalizzata e al posto suo ha nominato la figlia del candidato escluso''.