Ottantotto anni fa lo schiaffo a Toscanini: che non voleva piegarsi al fascismo

Il maestro si rifiutò di dirigere l'inno fascista Giovinezza e l'Inno reale al cospetto del ministro Ciano e di Arpinati.

Toscanini e Mussolini

Toscanini e Mussolini

globalist 14 maggio 2019

Tra i fascisti di ieri e di oggi non cè nessuna differenza, schiaffi e minacce sono il loro marchio di fabbrica. 
La sera del 14 maggio al teatro comunale si doveva tenere un concerto, diretto da Arturo Toscanini, in memoria di Giuseppe Martucci, direttore emerito dell'orchestra bolognese alla fine dell'800.


Il maestro si rifiutò di dirigere l'inno fascista Giovinezza e l'Inno reale al cospetto del ministro Ciano e di Arpinati. Venne aggredito e schiaffeggiato da alcune camicie nere presso un ingresso laterale del teatro. Tra gli squadristi c'era il giovane Leo Longanesi (secondo I. Montanelli, ma per altri questa è "una leggenda senza conferma").


Rinunciando al concerto, Toscanini si rifugiò all'hotel Brun. Il Federale Mario Ghinelli, con un seguito di facinorosi, lo raggiunse all'albergo e gli intimò di lasciare subito la città, se voleva garantita l'incolumità. Ottorino Respighi mediò con i gerarchi e ottenne di accompagnare il direttore al treno la sera stessa.


Il 19 maggio l'assemblea regionale dei professionisti e artisti deplorerà "il contegno assurdo e antipatriottico" del maestro parmigiano. Sull' "Assalto" Longanesi scriverà: "Ogni protesta, da quella del primo violino a quella del suonatore di piatti, ci lascia indifferenti".


Toscanini dal canto suo scriverà una feroce lettera di protesta a Mussolini, già suo compagno di lista a Milano nel 1919. Dal "fattaccio" di Bologna maturerà la sua decisione di lasciare l'Italia, dove tornerà a dirigere solo nel dopoguerra.


Il concerto in onore di Martucci sarà rifatto al Comunale sessanta anni dopo, il 14 maggio 1991, sotto la direzione di Riccardo Chailly.