Gabrielli: azione disciplinare per chi ha strappato il telefonino su ordine di Salvini

Il capo della polizia si difende alle accuse di essere di parte: siamo garanzia di tutti

Franco Gabrielli

Franco Gabrielli

globalist 11 maggio 2019
Si è dovuto difendere. Ed è un segnale. Franco Gabrielli, capo della polizia nominato ai tempi del centro-sinistra, è uscito allo scoperto dopo una serie di episodi che hanno fatto percepire la Polizia di Stato molto più zelante nei confronti di Salvini che attenta a tutti.
Un'accusa diventata molto più esplicita sulla gestione dell'ordine pubblico a Prato, con la manifestazione dei fascisti di Forza Nuova autorizzata e una mezza 'schedatura' dei giornalisti e con la polizia inerte mentre CasaPound minacciava la famiglia rom di Casal Bruciato parlando di stupro.
"Noi siamo la polizia di Stato, non una polizia privata al servizio di questo o quel ministro" ha affermato Gabrielli e questo dà una cifra del momento particolare che sta attraversando l'Italia. Un momento di rigurgito autoritario, fascista, xenofobo, "rigurgiti di neofascismo che vanno monitorati con attenzione e repressi quando ci sono gli estremi" afferma Gabrielli. 
"La vigilia di questo appuntamento elettorale è caratterizzato da qualche tensione politica. Credo sia interesse di tutti non cotribuire ad alimentarle, né coinvolgere nelle dispute quotidiane istituzioni di garanzia come la nostra, tirandole da una parte o dall'altra" ha affermato Gabrielli in un'intervista al Corriere della Sera. 
Ma allora, come si giustifica l'uso, o meglio, l'abuso che ha fatto Salvini del suo potere da Ministro quando ha ordinato di strappare il telefono dalle mani di Valentina, la ragazza di Salerno che lo aveva contestato? 
"Dopo aver visto quel video ho valutato che potessero esserci profili di illiceità nel comportamento dei poliziotti, e ho dato disposizione al questore e all’ufficio ispettivo di avviare accertamenti, attivando una procedura disciplinare. Vedremo quale sarà l’esito, ma l’ho fatto prima che alla polizia venissero mosse accuse false e fuori luogo". 
In merito al tweet di Roberto Saviano che definisce la polizia "ridotta a servizio d'ordine per la campagna elettorale di un partito" Gabrielli ha risposto che "si è trattato di accuse ingiuste e ingenerose, perché coinvolgono la polizia in una polemica politica che non ci appartiene. Io come vertice di questa amministrazione posso provare fastidio e preoccupazione quando il ministro dell'Interno viene definito 'ministro della Malavita' (definizione usata dallo stesso Saviano, ndr) ma non mi sono mai permesso di interloquire. Se però la mia amministrazione viene chiamata in causa con affermazioni false, ho il dovere, oltre che il diritto, di reagire e di chiedere rispetto''.
Riguardo al tweet sul profilo istituzionale della Polizia di Stato in risposta a quello di Saviano, Gabrielli ha detto che "quel tweet non appartiene a un funzionario anonimo sfuggito al controllo dell'amministrazione, ma è stato sollecitato e autorizzato. Se devo dire qualcosa lo faccio in maniera chiara e diretta, senza infingimenti o ipocrisie. Non a caso nella risposta abbiamo specificato che 'chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge', riferendoci all'eventuale comportamento illegittimo del singolo poliziotto".
"Il ministro dell'Interno ricopre il suo ruolo come meglio ritiene, e non spetta al capo della polizia giudicarlo. Io sono chiamato a servire lo Stato nell'interesse dei cittadini, ricevo le direttive del governo, sono sottoposto alla legge. - ha precisato Gabrielli - Sono i tre capisaldi che ispirano la mia azione. In undici mesi di permanenza del ministro Salvini al Viminale, non ho mai avuto da lui indicazioni contrarie a questi principi. E le direttive ricevute sono tutte contenute in documenti pubblici, espliciti, ricorribili davanti alla giustizia amministrativa".
Sulla questione delle proteste contro i rom a Roma Gabrielli ha affermato che "il fatto che siano stati protetti dalla polizia è un segnale dell'attenzione della nostra amministrazione verso i diritti di tutti. E che non siamo interessati alle fortune elettorali di chi siede al Viminale. Noi facciamo e faremo il nostro compito, ma teniamo ben presente il fondamentale ruolo di magistratura e Parlamento. La polizia non si sottrae alle proprie responsabilità, ma non si può sostituire a quelle altrui".