Stupro di Viterbo: si indaga sulle complicità dei due fascisti di CasaPound

Gli inquirenti lavorano per scoprire chi ha resettato l'hard disk del sistema di videosorveglianza del pub e ha condiviso filmati e foto

Francesco Chiricozzi

Francesco Chiricozzi

globalist 4 maggio 2019

Mentre in città si manifesta contro la violenza, i magistrati di Viterbo sono al lavoro, vogliono ricostruire la rete dei destinatari dei tre video e delle quattro foto della violenza dei quali sono accusati i due giovani neofascisti di CasaPound. E vogliono ascoltare chiunque quella sera abbia visto o incontrato la 36enne vittima dello stupro e i due indagati.

Stupro di gruppo, reato per il quale la procura è alla ricerca dei destinatari dei video, per ''ricostruire in maniera minuziosa le ore precedenti alla violenza e quelle immediatamente successive'', ma soprattutto per comprendere ''la gestione dei filmati e delle foto''.


Capire a chi siano stati inviati e da chi siano stati visti quei video che inchiodano Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci alle pesantissime accuse di violenza sessuale di gruppo e lesioni, ai danni della 36enne viterbese, portata con inganno in un circolo privato frequentato solo dai "camerati", picchiata, violentata e filmata per ore nella notte tra l’11 e il 12 aprile scorso, come nella ricostruzione della procura.
Dunque, è sui file rinvenuti all’interno dei cellulari dei due ventenni si sta concentrando l’attenzione degli inquirenti in queste ore: i pm, coordinati dal procuratore capo Paolo Auriemma, hanno in programma di disporre una serie di accertamenti tecnici per verificare, appunto, a chi siano stati girati video e foto della violenza. Si cercano, come detto, anche persone che hanno visto vittima e carnefici quella sera.
''Occorre chiarire tutti i passaggi'', spiegano. Per i magistrati, utile risalire anche a chi ha resettato l'hard disk del sistema di video sorveglianza esterna al pub, teatro della violenza.
Intanto dopo il no della procura e del gip Rita Cialoni agli arresti domiciliari, le difese di Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci sarebbero pronte a rinunciare al Riesame. Niente appello al tribunale della Libertà, dunque, per ottenere l'eventuale, ma improbabile scarcerazione.