La violenza di Viterbo: quando il condizionale appare buffo e oltraggia la vittima

I servizi del Tgr sullo stupro di Viterbo, per mettere le mani avanti, trattano fatti certi e provati come se fossero ancora da dimostrare; con un risultato offensivo per la vittima

I due stupratori di Viterbo

I due stupratori di Viterbo

Onofrio Dispenza 2 maggio 2019

Spacciato per presunto garantismo, si è insediato in molte news un atteggiamento di prudentia che appare soprattutto, se non esclusivamente, una spessa mutanda di latta. Della serie "non si sa mai"...piccolo esempio? Il telegiornale di metà giornata della Tgr-Rai Lazio di oggi, 2 maggio. Il servizio è sui due fascisti violentatori di Viterbo. Ad inchiodarli c'è di tutto, dai video da loro realizzati durante la violenza, con la donna nelle loro grinfie, alle parole da loro dette e dette a loro da familiari e camerati, complici o conniventi. Oltre al resto, che è tanto; oltre alla denuncia della vittima e ai segni delle botte che i due ragazzotti le hanno riservato per farne trofeo con babbo e con i camerati.
Ebbene, un quadro limpido come il cielo terso dopo una salutare pioggia a catinelle. E qual è la declinazione più usata dal Tg della Tgr? Il condizionale. Per mettersi "il ferro dietro la porta", con un presunto garantismo che appare buffo e oltraggioso della donna vittima dello stupro.
Quanto violento, lo dicono i magistrati, che alla luce dei tanti condizionali usati dal Tg (e da altri) rischiano di passare per bugiardi nonostante abbiano in mano tanti di quegli elementi che ogni inquirente vorrebbe avere per chiudere il caso. E così, il papà e gli amici ai due "avrebbero suggerito", non hanno suggerito. I video "sarebbero stati condivisi", non sono stati condivisi. Pure lo stupro è "presunto".
L'arrampicarsi in questi forzati e oltraggiosi condizionali è così arduo ed artificioso che ad un certo punto, lungo il servizio si deve lasciare per forza il condizionale. E così, finalmente, ci "sono le immagini", quelle che hanno visto a casa papà e chissà chi altri in famiglia. Certamente condivise; come quelle con i camerati del "Blocco studentesco", una delle anime nere del lobo marcio del nostro Paese. Il servizio avrebbe dovuto mettere da parte la catena di condizionali e magari ricordarci che in un passaggio delle chat che inchiodano i due si dice:"Regà, cancellate le chat che sto giro so cazzi per tutti…". Cosa se ne deduce da questo passaggio della chat? Che c'era un sistema di violenze, fatto di tranelli come quello all'ultima vittima, che ha scoperchiato il sistema. Dice che a questo sistema partecipavano in tanti, che erano tanti che sapevano, che magari partecipavano, anche più adulti, magari di quelli che sapevano e tacevano. Magari, certamente tacevano. Altro che condizionale.