Vergogna a Sondrio: da anni messa per il Duce con il benestare del sindaco

L’appuntamento è per questo sabato, 27 aprile, alle 16.30, nella cappella del cimitero di Sondrio, a 74 anni dall’uccisione del duce, si legge sui manifesti.

Messa in onore del Duce

Messa in onore del Duce

globalist 26 aprile 2019

Una messa in suffragio del concittadino Benito Mussolini. Le carte funebri affisse sui muri della città. Lo racconta sul Corriere di Milano Barbara Gerosa: l’appuntamento è per questo sabato, 27 aprile, alle 16.30, nella cappella del cimitero di Sondrio, a 74 anni dall’uccisione del duce, si legge sui manifesti.
Una consuetudine, accade da anni. In passato a firmare la richiesta, la Federazione nazionale combattenti repubblica sociale italiana. «In realtà la domanda inoltrata in Comune è stata presentata da due cittadini. Nessuna associazione o movimento politico — spiega il sindaco Marco Scaramellini, che dalla scorsa estate è alla guida del capoluogo valtellinese con un’amministrazione di centrodestra —. Confesso che sono stato il primo a stupirmi e ho immediatamente chiesto alcune verifiche agli uffici. Mi hanno assicurato che si trattava di un evento quasi rituale, che non c’erano mai stati problemi ed era tutto in regola. Così ho dato il mio assenso. Altro preferisco non aggiungere per non prestare il fianco alle polemiche, salvo sottolineare che il singolare omaggio si è sempre svolto, anche durante i precedenti mandati guidati da esponenti di centrosinistra».




Le carte funebri comparse in città non hanno mancato però di far discutere. Postate sui social hanno scatenato critiche e perplessità. Clima avvelenato quest’anno per le celebrazioni del 25 aprile in Valtellina. Le parole di forte critica nei confronti del ministro Salvini per aver disertato la festa della Liberazione, da parte del presidente dell’Anpi di Sondrio, Egidio Melè, ieri mattina durante l’intervento alla cerimonia ufficiale a Chiavenna, hanno provocato l’allontanamento di Prefetto e Questore e la chiusura anticipata della cerimonia. Ma il vero oggetto del dibattito in queste ore è la Messa organizzata in un luogo pubblico, come il camposanto, in ricordo del Duce. «Un episodio squallido e intollerabile, che avvelena non solo la provincia, ma il paese intero», tuona la Rete antifascista di Sondrio, che nel 2015 aveva promosso una petizione online per chiedere di porre fine all’appuntamento annuale. «Ormai ci siamo arresi e subiamo impotenti questa pagliacciata — spiegano i referenti dell’associazione —. Ci era stato promesso che sarebbe stata posta la parola fine a uno squallido rituale che infanga il valore fondamentale di cui la nostra costituzione è sigillo, ma nulla è stato fatto».
Resta la consuetudine insieme alle polemiche che si rinnovano di anno in anno all’apparire sui muri dei manifesti, che in passato, insieme a Benito Mussolini, ricordavano anche le oltre trecento vittime valtellinesi che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana. Alla mobilitazione, a onor del vero, non ha mai fatto seguito una vasta partecipazione. Non più di una trentina le persone presenti alla Messa abitualmente celebrata dal sondriese Giulio Maria Tam, prete lefebvriano, conosciuto a livello nazionale per il suo orientamento politico di estrema destra. «Nella sostanza cambia poco — le parole di Egidio Melè —. Nonostante le nostre forti critiche le istituzioni non ravvisano alcun tipo di reato. Resta il fatto che anche nostalgiche cerimonie come questa, insieme a certi atteggiamenti di alcuni politici, non fanno altro che confermare come il fascismo non sia mai realmente scomparso».