Via Crucis, Torre Maura e sofferenze: il maligno è chi semina odio

La preghiera del venerdì santo del 2019 ha commosso e scosso, Con le parole di suor Eugenia Bonetti l'orrore del mondo è emerso tutto

Papa Francesco

Papa Francesco

Onofrio Dispenza 20 aprile 2019
Elenca tutte le "croci" del nostro tempo buio Francesco. Una dietro l'altra, in una preghiera forte e intensa, sofferente. Preghiera scritta di suo pugno, e letta con intensità. Un papa non può conoscere la rabbia, solo la preghiera, urlata.                    
Un sepolcro affollato quello di quest'anno, per Francesco, capace di contenere, accanto al figlio di Dio fattosi uomo, tutti i morti in mare, tutti quelli che al mare non sono riusciti ad arrivare e che il deserto ha già coperto di sabbia pietosa. E tanti altri ancora, vittime dell'indifferenza, dell'odio razziale, della schiavitù dei mille volti.
Una Via Crucis quella di questo Venerdì Santo dell'anno 2019 dalla nascita di Cristo, che ha commosso e scosso. Preghiera ed urlo assieme, dicevamo. Preghiera ad attraversare una prima sera d'estate di Roma volutamente bella, perché l'orrore del mondo emergesse tutto. Le parole del Papa, alla fine di una Via Crucis segnata dai testi, dalle meditazioni e dalle preghiere che Francesco aveva affidato a suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e presidente di "Slaves no more", testimone di quel che si consuma lungo la strada tra i Sud del Mondo e gli spicchi più fortunati di questa ingiusta Terra. Strada sbarrata da muri sempre più alti, disseminata di croci, mille e mille calvari. E Francesco li ricorda tutti. Le persone migranti, ma non solo:"la croce delle persone assetate di giustizia e di pace", "la croce delle persone che non hanno il conforto della fede", "la croce degli anziani che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine", "la croce dei piccoli, feriti nella loro innocenza e nella loro purezza", "la croce dell'umanità che vaga nel buio dell'incertezza e nell'oscurità della cultura del momentaneo", "la croce delle famiglie spezzate dal tradimento, dalle seduzioni del maligno o dall'omicida leggerezza e dall'egoismo", "la croce dei consacrati che cercano instancabilmente di portare la Tua luce nel mondo e si sentono rifiutati, derisi e umiliati", "la croce dei consacrati che, strada facendo, hanno dimenticato il loro primo amore".
Non un manifesto pro migranti, come certa politica laida, supportata da laidi fogli, già stanotte e questa mattina provano a indicare, denigrando e stillando velenose gocce di odio, anche contro Francesco. Al centro della preghiera del Papa c'è la sofferenza. Come quella di tante persone vittime della tratta di esseri umani, come la ragazza nigeriana alla quale Francesco ha voluto che si desse la croce, da una stazione all'altra. A strapparla ai carcerieri e all'orrore quotidiano della violenza non sono stati i muri, ma la solidarietà, che le ha dato un lavoro, che la sta aiutando a studiare. "Tutte le croci del mondo", dicevamo, ma fra queste, si, certo, quella "dei migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici".
"Persone migranti", come lo stesso Francesco avrebbe dovuto dire, ricordando l'invito che le sue parole avevano recentemente rivolto, soprattutto ai media. Ma il cuore di Francesco ieri sera era un tumulto, e ce lo suggeriva il suo volto. Nella sua preghiera, un cenno al "maligno", un solo cenno. Ma a guardar bene la preghiera di Francesco ce lo ha ripetutamente indicato: il maligno è chi semina odio tra uomo ed uomo, chi esalta la diffidenza e scoraggia la solidarietà. Maligno è chi respinge l'umanità sofferente e costruisce ogni tipo di muro.
Barriere sempre più alte, respingimenti sempre più duri e luttuosi. Uomini, donne e bambini che emigrano ma che anziché accoglienza trovano l'indifferenza alimentata da certi politici che sanno come soffiare sul fuoco. Non solo tra popoli, anche tra chi divide lo stesso sfortunato quartiere, la stessa marginalità, la stessa povertà, la stessa difficoltà. Come mi dice la ragazza che mi sta accanto e che con me segue la Via Crucis. E' di Torre Maura e mi racconta dal di dentro quel che è davvero successo. "Noi abbiamo sempre vissuto bene, gli uni accanto agli altri, prima con gli africani, poi con i rom... Erano disponibili quando avevamo bisogno di qualche lavoro a casa, si regalava loro qualcosa, pulivano le strade... Anche per i rom, erano soprattutto donne e bambini...La verità è che il problema di Torre Maura non erano i ragazzi africani, non sono state le donne e i bambini rom - mi dice la ragazza di Torre Maura - la verità è che c'è stato chi ha soffiato sul fuoco apposta, strumentalmente... Fascisti a spalleggiare i criminali della zona, criminali del quartiere che sono fascisti, quelli che da sempre spadroneggiano a Torre Maura e ci rendono impossibile anche solamente uscire la sera..".
Ecco, Francesco non si è dilungato sul "maligno", ma ne ha fatto indirettamente l'identikit. Il maligno è chi semina l'odio, lo pianta dove odio non c'è, marca col disprezzo le differenze, progetta nuovi muri e nega un porto sicuro sapendo che questo è uccidere. Il "maligno", i maligni sono quelli che si sono resi responsabili dei nuovi cimiteri, delle tombe d'acqua e di quelle di sabbia. E di quelle che si annunciano ancora con nuovi sacchi di odio seminati nella paura, concimati col letame e innaffiata dal cinismo.