Sono uomini, ma per qualcuno sono solo scarti senza nome

I 69 migranti salvati oggi sono arrivati a Lampedusa, ma Salvini già tuona che bisogna rispedirli indietro, come scarti avariati.

I migranti di Lampedusa

I migranti di Lampedusa

Giuseppe Cassarà 11 aprile 2019

Loro ce l’hanno fatta. Sono i 69 migranti appena sbarcati a Lampedusa dopo essere stati salvati da due motovedette. Ma per poco, certo. Salvini già tuona che dovranno essere rispediti a casa loro. Rispediti, come i pacchi postali. Come merce indesiderata, scarti di un mondo da cui sono scappati e di un altro che sbatte loro la porta in faccia.


La cosa che più fa rabbrividire di Matteo Salvini è questa sua retorica dell’odio. Perché lo sappiamo benissimo che accogliere tutti coloro che scappano è impossibile. Non c’è lo spazio, non c’è il lavoro, non ci sono i soldi. Ma siamo in Europa. Siamo il Vecchio Mondo, da cui secoli fa siamo fuggiti per andare nel Nuovo. Se all’epoca gli Stati Uniti avessero chiuso le frontiere, oggi non ci sarebbe la storia. Ma questo ai fanatici del sovranismo in testa non riesce a entrare.


Perché sono loro, il problema. Non Salvini. Salvini fa il politico e interpreta i brontolii della pancia della gente. Si è detto mille volte e mille ancora eppure non basta mai, siamo ancora qui. Con i barconi che continuano a partire nonostante Salvini dica che gli sbarchi sono diminuiti, enorme menzogna propagandistica. Siamo qui con gli slogan ‘porti chiusi’ e ‘a casa loro’ e dagli a ripetere che non ce l’hanno più una casa, che ciò che li attende dall’altro lato dell’oceano è la Libia e in Libia c’è la morte.


Sembra di parlare ai muri perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Eppure, questi uomini rimangono. Questi volti, queste urla silenziose, questi corpi nel Mediterraneo, queste grida d’aiuto, tutto questo rimane. E solo perché non lo sentiamo, solo perché ci tappiamo le orecchie, non significa che spariranno.